Birds Without Names: recensione del film di Kazuya Shiraishi

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Birds Without Names

La giovane Towako (Yu Aoi) vive con Jinji (Sadawo Abe), un uomo molto più grande, rozzo e per nulla attraente ma follemente innamorato di lei. Nonostante le attenzioni e l’affetto quasi ossessivo di Jinji, Towako continua a pensare al suo ex Kurosaki (Yutaka Takenouchi), bello, ricco e potente ma con un lato oscuro.

Profondamente scontenta della sua vita, Towako comincia a frequentare Mizushima (Tori Matsuzaka), un uomo sposato e con famiglia che alla ragazza ricorda molto il suo primo amore. Quando Towako, dopo otto anni, scopre però che Kurosaki è sparito nel nulla, inizia a sospettare che dietro la sua scomparsa ci sia lo zampino di Jinji.

Dopo gli acclamati Twisterd Justice e The Devil’s Path, il regista Kazuya Shiraishi torna sul grande schermo e presenta alla Festa del Cinema di Roma il suo ultimo film, Birds Without Names. Tratto dall’omonimo romanzo di Mahokaru Numata, poi divenuto un best seller, quello di Shiraishi è un film assai complesso.

Birds Without Names

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Il punto focale della narrazione è infatti la storia d’amore tormentata di Towako che sembra divisa tra due uomini che rappresentano il suo passato e il suo presente. Il film comincia come il più classico dei drammi sentimentali, con una donna insoddisfatta della propria vita che va alla ricerca di emozioni forti, storia che poi prende invece una strada completamente diversa. Grazie al montaggio e ad un azzeccatissimo utilizzo dei flashback, alcuni dettagli del passato della protagonista ci vengono nascosti e allo spettatore non resta quindi che continuare la visione per rimettere insieme tutti i pezzi del puzzle.

Birds Without Names

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Ben presto quello che credevamo essere il racconto di un semplice triangolo amoroso si trasforma in un thriller psicologico pieno di suspence e colpi di scena. Il confine tra bene e male si confonde e nulla di ciò che credevamo sapere sembra più reale; la storia va avanti, la tensione cresce, l’atmosfera si fa sempre più pesante e i personaggi rivelano la loro vera natura.

Birds Without Names è un film riuscito, un buon thriller che ha fatto della curatissima sceneggiatura e del montaggio, che alterna scene contemporanee a ricordi lontani, i suoi punti di forza. Tuttavia non mancano alcuni piccoli errori; l’eccessiva teatralità recitativa dei protagonisti, ad esempio, toglie pathos al finale del film rendendo alcune scene un po’ forzate e vagamente ridicole.