Black or White

Kevin Costner è protagonista e produttore ‘pagante’ di Black or White, il film che il divo ha portato al Festival di Roma edizione 2014 e nel quale affronta il tema del razzismo negli Stati Uniti.

 

In Black or White la figlia di Elliott Anderson perde la vita dando alla luce una bambina, Eloise. Il nonno decide di prendersi cura della nipote perché il padre è un tossicodipendente che lui considera in parte responsabile della morte di sua figlia. Anni dopo, in seguito ad un incidente d’auto la moglie di Elliott e nonna di Eloise muore in un incidente d’auto. A quel punto la nonna paterna si presenta rivendicando il diritto del figlio di crescere la bambina, e così il mondo di Elliott va in pezzi e si trova coinvolto in una dura battaglia legale per la custodia della nipote.

Black or White, il film

Black or White recensione film

Anche se nelle intenzioni dei realizzatori c’era l’esigenza di affrontare il razzismo tra bianchi e neri come elemento ancora particolarmente presente nella comunità americana, il film sembra invece raccontare una storia drammatica, con lieto fine rassicurante, che si concentra maggiormente in temi universali quali il valore della famiglia, l’amore e il senso di appartenenza.

Black or White presenta una struttura molto classica, e si rivela un film quasi semplicistico nell’affrontare le situazioni che la trama, estremamente prevedibile, pone davanti ai personaggi. La contrapposizione tra ricchi ed efficienti bianchi e neri operosi e affettuosi sembra uscita dalle pagine di un manuale di cliché che non tarda a presentare all’appello molti altri luoghi comuni. Il film, che accanto a Kevin Costner schiera una divertentissima Octavia Spencer, ha però una sua dimensione di rassicurante calore domestico che potrebbe costituirne il pregio più grande.

Anche lo spettatore più cinico si troverà in qualche modo toccato dalla vicenda di Eloise e soprattutto dalla naturalezza con cui la giovanissima Jillian Estelle mette in scena i turbamenti di quelle che potrebbero essere tantissime ragazzine che vivono la stessa situazione negli Stati Uniti come in ogni altro Paese del Mondo.