Con Cattiva Strada, il regista Davide Angiuli sceglie di raccontare una Bari lontana dalle immagini da cartolina che spesso accompagnano la rappresentazione cinematografica del Sud Italia. La città non è fatta di scorci turistici o di panorami luminosi, ma di strade periferiche, ambienti chiusi e spazi in cui la quotidianità è segnata da precarietà e tensione.
In questo contesto urbano più ruvido e sotterraneo, Angiuli costruisce un racconto in cui la criminalità non è mai trattata come spettacolo o come elemento sensazionalistico. Al contrario, emerge quasi come una conseguenza naturale di determinate condizioni sociali ed economiche. I personaggi si muovono in un ambiente in cui le possibilità sembrano ridotte e in cui il confine tra ciò che è giusto e ciò che è necessario diventa sempre più difficile da tracciare.
La Bari del film diventa così una presenza viva, quasi un personaggio silenzioso che accompagna e condiziona le scelte dei protagonisti. È un luogo che osserva e influenza, uno spazio urbano che restituisce un’immagine della realtà più dura e meno filtrata.
Un’amicizia nata dalla violenza
Il cuore narrativo del film è il rapporto tra Agust e Donato. Il primo, interpretato da Giulio Beranek, è un criminale atipico, lontano dai cliché del gangster cinematografico. Agust vive ai margini della legalità e si muove con naturalezza nel mondo delle rapine e delle attività illegali, ma è guidato da una sorta di codice morale personale che lo rende un personaggio sfaccettato e difficile da incasellare.
Il suo incontro con Donato, interpretato da Malich Cissé, dà origine a un legame complesso. All’inizio Agust rappresenta quasi una minaccia, qualcuno che trascina il giovane protagonista verso un mondo che non gli appartiene. Con il passare del tempo, però, il rapporto si trasforma e assume i contorni di una fratellanza inattesa.
È proprio questa ambivalenza a rendere il loro rapporto interessante: Agust è allo stesso tempo guida e cattiva influenza, protettore e causa del cambiamento di Donato. Nel loro legame convivono affetto, necessità e un senso di appartenenza che nasce nelle situazioni più difficili.
Il peso delle responsabilità
Se Agust incarna l’esperienza e la disillusione di chi è già immerso in quel mondo, Donato rappresenta invece la dimensione del conflitto morale. È un ragazzo onesto, abituato a lavorare duramente per sostenere la nonna malata di Alzheimer, interpretata da Lucia Zotti.
Il rapporto tra i due, nonna e nipote, è uno degli elementi più emotivi del film. La nonna non è soltanto una figura familiare, ma il centro affettivo della vita di Donato, la persona per cui il ragazzo è disposto a fare qualunque sacrificio. Proprio la paura di non riuscire più a garantirle una vita dignitosa diventa la spinta che lo porta lentamente ad avvicinarsi al mondo della criminalità.
Il film racconta questa trasformazione con gradualità, evitando svolte improvvise o eccessivamente drammatiche. Donato non cambia improvvisamente natura: il suo percorso è fatto di piccoli compromessi, di decisioni prese per necessità e di scelte che, una dopo l’altra, lo allontanano sempre di più dalla vita che aveva immaginato per sé.
Cattiva strada: tra realismo e tensione emotiva
Dal punto di vista stilistico, Angiuli opta per una regia essenziale, concentrata soprattutto sui volti e sulle dinamiche tra i personaggi. L’attenzione non è rivolta tanto all’azione spettacolare quanto alla dimensione emotiva e relazionale della storia.
Anche la colonna sonora, composta dallo stesso regista, gioca un ruolo importante nel definire il ritmo del film. Le sonorità elettroniche e techno accompagnano molte delle sequenze più tese, creando una pulsazione costante che richiama l’energia nervosa del mondo in cui si muovono i protagonisti. La musica diventa così un elemento che sostiene la narrazione e ne amplifica la tensione, contribuendo a dare al racconto un andamento dinamico e contemporaneo.
Questo approccio permette di mantenere un equilibrio tra dramma personale e racconto sociale, lasciando spazio ai silenzi, agli sguardi e alle sfumature dei rapporti umani.
Un racconto di scelte e conseguenze
In definitiva, Cattiva Strada si presenta come un racconto che mette al centro le relazioni e le responsabilità individuali. Attraverso la storia di Agust e Donato, il film riflette su quanto il contesto in cui si cresce possa influenzare il percorso di una persona e su quanto sia difficile, in certe condizioni, distinguere tra scelta e necessità.
Il titolo stesso suggerisce una direzione, ma il film sembra interrogarsi continuamente su quanto quella strada sia davvero frutto di una decisione consapevole o piuttosto il risultato di circostanze più grandi dei protagonisti.
È proprio in questa zona grigia che l’opera di Angiuli trova la sua dimensione più interessante. Non cerca di giudicare i suoi personaggi né di offrire soluzioni semplici, ma prova piuttosto a osservare da vicino le loro contraddizioni, mostrando come anche nelle situazioni più difficili possano nascere legami profondi, gesti di lealtà e tentativi di proteggere ciò che si ama. E come, a volte, si riesca a mantenere la propria integrità fino in fondo, nonostante tutto.
Cattiva Strada
Sommario
Cattiva Strada trova la sua forza nel legame tra i protagonisti e in una narrazione che osserva senza giudicare, accompagnata da una colonna sonora techno che imprime ritmo alla tensione del racconto. Un film sincero, che sceglie la dimensione intima per riflettere sulle scelte e sulle conseguenze della vita ai margini.
