Prosegue a base di horror l’estate cinematografica, che dopo Backrooms e Obsession vede ora arrivare in sala La casa – Il rogo del Male, il sesto film del franchise La casa ideato da Sam Raimi. Si tratta anche del terzo episodio di reboot, inaugurati nel 2013 da Fede Alvarez. Dopo un secondo film dal titolo La casa – Il risveglio del male, diretto da Lee Cronin, la regia è stavolta affidata al francese Sébastien Vaniček, già noto agli appassionati per l’horror Vermin. Il cast internazionale annovera Souheila Yacoub nel ruolo della protagonista Alice (vista anche in Dune – Parte Due), affiancata da Hunter Doohan (visto in Mercoledì), Luciane Buchanan e Tandi Wright.
Come i due precedenti, anche questo film, prodotto dallo stesso Raimi, punta subito a distinguersi per toni più cupi: rinuncia all’ironia slapstick dei capitoli originali e invece promette un gore sempre più estremo. Vaniček, il cui obiettivo dichiarato era quello di far sentire il pubblico “fisicamente esausto” dopo la visione, riesce senza dubbio in questo intento, riuscendo però anche ad inserire nel film una serie di avvincenti riflessioni sulla crisi della famiglia tradizionale.
La trama di La casa – Il rogo del male
La vicenda segue Alice (Souheila Yacoub), giovane vedova in lutto, che va a vivere con i suoceri in un’isolata casa di famiglia. Quello che sembra un tranquillo periodo di ricostruzione si trasforma presto in un incubo: uno dopo l’altro i membri della famiglia acquisita vengono posseduti e mutano in raccapriccianti Deaditi, trasformando la riunione in un infernale assedio domestico. Nel corso degli eventi, Alice scoprirà a sue spese che i voti coniugali pronunciati in vita hanno conseguenze anche dopo la morte, mentre lotta per sopravvivere e difendere se stessa contro le forze demoniache.
La forza dell’horror
Anche La casa – Il rogo del male non poteva che iniziare in una baita su un lago, suggerendo quel senso di isolamento che già i precedenti capitoli della saga stabiliscono. Un isolamento che dura però poco, perché nel momento in cui l’orrore viene evocato, diventa assai difficile contenerlo. Se in La casa – Il risveglio del male ci si spostava poi in uno stabile prossimo alla demolizione, con questo nuovo film ci troviamo invece ad entrare nella casa di una famiglia in lutto. Naturale allora che nel loro dolore trovino terreno fertile le forze del male. Ed è proprio quando arriviamo a questo momento che il film diretto da Vaniček rallenta nella narrazione per concentrarsi prevalentemente sulla messa in campo del horror e dei mezzi per ottenerlo.
Fino a quel momento, infatti, il regista e il suo co-sceneggiatore Florent Bernard hanno costruito situazioni volte a presentare la giovane protagonista, i motivi che la porteranno a trovarsi dove non avrebbe voluto e, in generale, a suscitare un crescente stato di disagio e tensione. Si tratta di una prima parte non particolarmente funzionante, caratterizzata da alcune leggerezze di scrittura che non permettono di caratterizzare al meglio i personaggi e ciò che li guida nelle loro azioni. L’ossatura narrativa resta dunque piuttosto tradizionale, senza grandi sorprese nel fluire della trama. Ma di questi inciampi ci si dimentica facilmente nel momento in cui il film dimostra di saper correre lì dove occorre che lo faccia.
Una volta che entriamo nella casa e i demoni si scatenano, anche Vaniček ingrana la marcia e mette in campo una serie di scelte di regia che ben sostengono la violenza e l’orrore mostrati. Con ambientazioni claustrofobiche, oscurità e uso di camera a mano, il regista tira dentro il film gli spettatori, facendoli sentire partecipi dell’azione. Perché proprio questo diventa La casa – Il rogo del male, un film horror d’azione che riesce a far sentire fisicamente stanco il suo pubblico, chiamato a sopportare aggressioni e brutalità di ogni tipo. Per gli amanti del genere, sarà praticamente come un entusiasmante giro sulle montagne russe.
Il film non fa infatti sconti sul piano visivo, non si trattiene sul gore e l’efferatezza, ricorrendo ad una serie di sequenze di estrema brutalità, scene shock e molteplici occasioni da “salto sulla poltrona”. Le scene di possessione sono girate senza timore, il sangue scorre copiosamente e il mix di rumori e musica accentua la sensazione di disagio. In sostanza, dal punto di vista tecnico il film è pienamente funzionale al genere: alterna lunghe attese di tensione a esplosioni di violenza visiva, confermando il suo valore come puro intrattenimento horror. Complessivamente, dunque, il film vince grazie alla sua componente estetica: la fotografia cupa, il montaggio rapido e gli effetti pratici creano un orrore visivo coerente, benché la sceneggiatura segua trame già note del franchise.
Una moderna final girl per La casa – Il rogo del male
In mezzo a tutto questo orrore, però, La casa – Il rogo del male si distingue rispetto ai suoi predecessori per il portare in alto il tema dell’emancipazione femminile, evidente nella figura di Alice. Mentre il precedente film ruotava intorno alla genitorialità e alla famiglia (tema qui comunque presente sotto forma della crisi della famiglia tradizionale), il nuovo capitolo della saga si concentra dunque sul proporre una final girl moderna, che rinuncia a grida e fughe per fronteggiare i demoni, consapevole che è l’unico modo per non essere divorata dal passato.
La interpreta Souheila Yacoub, che ha a sua volta contribuito nella scrittura di Alice per privarla di ogni elemento che la allontanasse da questo obiettivo. La sua è una performance convincente, capace di far sentire lo spettatore accanto a lei nel momento in cui passa da comprensibile orrore a necessità di sopravvivenza. La sua vicenda ricorda – con le dovute differenze – quella della protagonista di Finché morte non ci separi, anche lei costretta a confrontarsi con una famiglia intenzionata ad ucciderla. Ogni confronto che avrà nel corso del mira mira così a farle prendere coscienza del ruolo fino a quel momento ricoperto, riscoprendo la volontà di liberarsi dei legami tossici per trovare invece una propria voce e, magari, un amore che la meriti.
L’idea, insomma, è che i legami di sangue possano celare insidie: la crisi del clan tradizionale è un assioma narrativo qui declinato in chiave horror, che trasforma la cena di famiglia in un bagno di sangue, suggerendo che la dimensione familiare può essere tanto consolatoria quanto distruttiva. Ciò che è importante, è che il film affronta questi temi con naturalezza. L’indipendenza di Alice e la fragilità della famiglia sono integrate nella trama senza forzature, arricchendo il film di spunti simbolici. Così facendo, La casa – Il rogo del Male conferma di essere un capitolo efficace e crudele della saga. Un horror capace di mescolare nostalgia e novità, offrendo complessivamente un’esperienza forte e appagante.
La casa - Il rogo del male
Sommario
Pur rimanendo legato ad un’ossatura narrativa piuttosto tradizionale, La casa – Il rogo del male trova la sua forza nella capacità di mostrare la violenza e l’orrore senza alcun freno. Il regista lavora saggiamente su soluzioni visive e di ripresa volte a far sentire lo spettatore partecipe di quanto accade, con il risultato di un’esperienza a cui non si resta indifferenti.

