Chronicle recensione film

In Chronicle un ragazzino introverso con una situazione familiare complicata decide di comprarsi una videocamera e filmare la sua vita, quasi a cercare di dare un senso a quell’emarginazione alla quale sembra destinato.

 

Un giorno un suo cugino e unico amico lo porta con sé ad una festa dove il loro destino cambierà. I due, insieme ad un compagno di classe ricco e famoso vengono in contatto con una strana entità che conferirà loro poteri telecinetici soprannaturali. I fumetti ci hanno insegnato che quando un ragazzo viene in possesso di super poteri si trasforma in supereroe, Peter Parker docet, ma se non tutti facessero la stessa scelta? Questo è quello che i tre giovani dovranno decidere prima che la situazione sfugga loro di mano.

La trama di Chronicle sembra volerci guidare nel filone cinematografico dei supereroi, tuttavia lo stile e l’esito della storia ci portano da tutt’altra parte. Tutta la narrazione è mostrata attraverso la videocamera del protagonista,  alternata a punti di vista di altre … videocamere. Un progetto che tiene conto della presenza di “occhi invisibili” nel mondo tecnologizzato da aggeggi sempre più piccoli e funzionali quali cellulari e videocamere di sorveglianza.

Il film può quindi ricordare quella serie di film che utilizzano uno stile da mockumentary, a partire da The Blair Witch Project fino a Cloverfield, passando per REC. Detto questo è chiaro che chi non ama questo tipo di tecnica con riprese molto mosse  e a tratti ravvicinate è meglio che non veda affatto il film, ance perché presenta diversi momenti narrativi che dilatano il tempo del racconto, appesantendo una storia che poteva declinarsi con successo nel genere action.

Tuttavia il film possiede un vero motivo di vanto nell’utilizza e nella resa degli effetti speciali che ne caratterizzano l’aspetto migliore insieme all’interpretazione dei protagonisti Dane DeHaan, Alex Russell e Michael B. Jordan. Il film, esordio alla regia di Josh Trank che firma anche la sceneggiatura, è quindi difficilmente collocabile per quanto riguarda il genere, mentre ha un chiaro target di riferimento negli adolescenti, raccontando infatti storie di coetanei che faticano a responsabilizzarsi o che probabilmente hanno il compito di occuparsi di faccende e di gestire facoltà più grandi di loro.