End Of Watch – Tolleranza Zero

David Ayer è sceneggiatore e regista della pellicola End Of Watch – Tolleranza Zero, film con una sceneggiatura è di stampo classico, in cui due poliziotti di carattere estremamente opposto diventano compangi-fratelli nel pericolo generale del loro mestiere, amicizia e fiducia sono gli elementi cruciali che li fa salvare dalle situazioni più disparate fino alla fine del turno (da qui il titolo del film).

 

Ciò in cui End Of Watch – Tolleranza Zero si differenzia è l’ottica in cui la regia decide di raccontare la storia, Ayer non è nuovo a polizieschi e gangster dato che in precedenza aveva già scritto sceneggiature di film quali Training Day e S.W.A.T e girato La notte non aspetta. Il suo nuovo approccio è l’introduzione della camera come attore in scena, diretta da Taylor-Gyllenhaal con un semplice espediente drammaturgico, che gli serve fare delle riprese per un corso facoltativo di laurea.

End Of Watch – Tolleranza Zero, il film

Quindi camera a mano, riprese sporche e violente nei movimenti, lenti digitali disposte come camera-car o nascoste tra gli indumenti dei poliziotti o sulle armi che loro stesso impugnano, firmano la regia e abbattono la distanza con lo spettatore. Il risultato è un coinvolgimento emotivo realistico ma soprattutto avvincete per le sequenze più ritmate, che ci immergono nella vita quotidiana di questi poliziotti, così lontani dalla Los Angeles glamour o cinematografica, ma a stretto contatto con la realtà dei ghetti e delle mescolanze etniche in cui ogni quartiere è un territorio per cui lottare.

I due attori protagonisti trovano un alchimia coinvolgente, che li rende di uguale bravura nonostante il carattere diverso. Oltre ai pattugliamenti, ci sono i momenti di cameratismo contornati da un humor schietto e spontaneo, che si rincorre nelle battute con estrema semplicità e per l’effetto del sorriso. I personaggi di contorno, quali l’agente Orozco (America Ferrera) e l’agnete Davis (Cody Horn) e le rispettive mogli, Janet (Anna Kendrick) e Gabby (Natalie Martinez) rappresentano un ulteriore sfumatura che riguarda il mondo della Polizia, tutto serve a testimoniare la vita del vero agente che raramente si è visto negli ultimi film e nella generazione dei telefilm polizieschi.

Una nota al montaggio di Dody Dorn, forte della sua esperienza con registi quali il primo Nolan e Ridley Scott, che restituisce al film una necessaria alternanza tra le riprese che danno “fastidio” a quelle a due, con scambi tra i personaggi che si abbandonano a confidenze personali. Quindi, lascia che il ritmo interno sia gestito esclusivamente dal peso a cui gli attori danno le parole senza tagliare secondo la consueta grammatica. La colonna sonora allaccia perfettamente la contemporaneità del film legando i momenti personali e quelli action. Consigliato a chiunque voglia vedere un bel poliziesco classico in chiave realistica e contemporanea.