Noces è stato presentato all’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma nella Selezione Ufficiale.

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Zahira ha 18 anni, vive in Belgio ed è molto legata alla sua famiglia, fino a quando i genitori le chiedono di seguire la tradizione pakistana e scegliersi un marito fra tre contendenti che le vengono mostrati soltanto in foto. Combattuta tra le tradizioni familiari e lo stile di vita occidentale, Zahira cercherà aiuto nel fratello Amir e nella migliore amica Aurore.

Il regista Stephan Streker si ispira al “caso Saida”, realmente accaduto in Belgio nel 2007, per portare all’attenzione una condizione che purtroppo coinvolge tantissime donne musulmane. Streker si serve di una struttura lineare e di un linguaggio molto semplice e diretto per raccontare una tragedia che aleggia nell’aria sin da primissimi minuti del film.

Ed è proprio questo aspetto a rappresentare croce e delizia dell’opera dell’ex giornalista cinematografico e sportivo, qui al suo terzo lungometraggio. Se da un lato, infatti, la storia e i suoi personaggi si muovono tutti in direzione di un destino prevedibile ma al tempo stesso inevitabile, non lasciando dunque nulla all’immaginazione dello spettatore (di fatto uno spettatore onnisciente), dall’altro risulta alquanto difficile rimanere indifferenti di fronte a una storia tristemente attuale e al coraggio della sua sfortunata protagonista (interpretata da una bravissima Lina El Arabi).

Nello sviscerare le dinamiche familiari Streker (autore anche della sceneggiatura del film) dimostra il suo talento maggiore, lasciando che ogni punto di vista riesca a trovare la sua giusta collocazione all’interno della narrazione. Non c’è solo spazio per l’attaccamento alla famiglia e il desiderio di libertà della protagonista Zahira, ma anche per la ricerca di equilibrio tra l’amore per la sorella e l’obbedienza ai genitori del fratello maggiore Amir, e per il sentirsi divisi tra l’amore per la propria figlia e la necessità di rispettare le rigide leggi della tradizione musulmana del padre e della madre.

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Non ci sono quindi né buoni né cattivi nella nuova fatica di Stephan Streker, ma solo personalità costrette a fare i conti con i propri desideri e i propri comportamenti, appartenenti ad una realtà che esiste e che inevitabilmente spaventa nella misura in cui nega all’essere umano la possibilità di scegliere in totale autonomia la vita che vorrebbe. Una realtà che ogni volta chiama in causa l’intelligenza e la personalissima concezione di libertà del singolo individuo.