Finch

Disponibile su AppleTV+, Finch è il nuovo film con protagonista Tom Hanks che immagina un futuro distopico. Quando si tratta di un genere come la fantascienza, la maggior parte dei lungometraggi preferisce settare il prima possibile con il pubblico tutte le coordinate estetiche e narrative, al fine di calarlo velocemente nell’universo fittizio creato.

 
 

Diretto da Miguel Sapochnik (Game of Thrones, Masters of Sex), Finch si muove invece in direzione opposta: non cerca di dare allo spettatore tutte le informazioni necessarie per metterlo a suo agio con l’intelaiatura sci-fi del racconto, poiché non è quello il suo intento primario. Neppure cerca di catturare l’attenzione con il ritmo del racconto o la potenza visiva degli effetti speciali. Lo spessore di questo lungometraggio lo si scopre pian piano, bisogna saper aspettare per arrivare al suo nucleo doloroso.

Tom Hanks, cuore pulsante di Finch

Il cuore pulsante dell’intera operazione è ovviamente il protagonista Tom Hanks, il quale attraverso questo personaggio propone una variazione su un tema già conosciuto. E da noi amato incondizionatamente, è necessario aggiungere. Nel seguire le avventure di un uomo rimasto solo con un cagnolino e un paio di robot dopo che la Terra si è trasformata in un pianeta invivibile a causa di una catastrofe naturale alla memoria torna subito Chuck Noland, lo straordinario protagonista di Cast Away. Ed è proprio attraverso l’accostamento con quel personaggio che Finch Weinberg acquista a suo modo un valore ancor più importante, che probabilmente trascende anche l’effettiva riuscita del film stesso.

Poiché il confronto tra i due lungometraggi, realizzati a distanza di ventuno anni, ci racconta quanto il nostro presente sia cambiato. E qui si rivela ancora una volta la bravura d’attore di Hanks, il quale partendo con il rappresentare come ci si aspetta la saggezza e lo stato morale di Finch, pian piano invece comincia a rivelarne le crepe, lo stato emotivo dilaniato, le contraddizioni tanto forti quanto umanissime. Mentre infatti Chuck dopo la tragedia esperita riesce a trovare se stesso e (ri)costruire una vita dignitosa, questa volta il protagonista fatica e non poco per non soccombere alla disperazione della sua situazione.

Uno studio sulla psicologia umana

Ci troviamo di fronte a un uomo che, anche se non si è ancora arreso, si porta dietro il peso delle proprie (non) azioni insieme a quello di vivere in un mondo devastato e ostile. Ed è questo che rende Finch un film spiazzante: adoperando con sobrietà le coordinate della fantascienza post-apocalittica, passa dall’essere un feel-good movie a diventare uno studio amaro e non scontato della psicologia umana quando messa di fronte a condizioni estreme. Si tratta di uno scivolamento di tono e di senso lieve, a tratti quasi impercettibile, che però dota progressivamente il film di un retrogusto amaro tutt’altro che spiacevole.

Sapochnik non forza mai la mano nel mettere in scena situazioni eccessivamente drammatiche, lascia che siano Hanks e l’evolversi della storia a coinvolgere lo spettatore nelle vicende dei personaggi mostrati. Sotto questo punto di vista anche la narrazione rallentata, in alcuni momenti oseremmo dire statica, diventa invece pienamente funzionale per testimoniare la condizione dell’antieroe.

In una commistione molto curiosa Finch sotto la superficie della confezione di genere si rivela sorprendentemente un film coraggioso e personale. Bisogna arrivare alla fine per capirlo, superare lo spaesamento prodotto da un lungometraggio che molto spesso suggerisce invece di raccontare, sussurra invece di urlare. Il grande vantaggio è che farci da Caronte in questo viaggio controcorrente c’è un attore come nessun altro, capace di raccontare la vita interiore di un personaggio semplicemente adoperando il tono di una battuta. E così scena dopo scena Tom Hanks ci dimostra che Finch Weinberg non è Chuck Noland, perché il mondo in cui deve sopravvivere è più desolato e deteriorato di un’isola deserta…