Si è svolta questa mattina, al cinema “Quattro fontane”, l’anteprima romana del nuovo film di Stefano Incerti, Gorbaciof. Il film, presentato fuori concorso all’ultima edizione del Festival del cinema di Venezia, ha conquistato pubblico e critica.

 

In Gorbaciof tutto si svolge nel cuore di Napoli, città natale del regista, in uno dei quartieri più multietnici della città, a ridosso della Stazione centrale. Il protagonista è Marino Pacileo, (Toni Servillo) detto Gorbaciof a causa di una voglia sulla fronte, che ricorda quella dell’ex presidente dell’URSS. Pacileo lavora alla prigione di Poggioreale come contabile ma ogni sera, prima di tornare a casa, si reca nel retro di un ristorante cinese per giocare a poker con il padrone del ristorante, (Hal Yamanouchi), padre della giovane Lila, del quale è segretamente innamorato, e un illustre magistrato napoletano (Geppy Gleijeses). Gorbaciof è un uomo schivo, silenzioso, solitario, quasi misantropo. Tutti i giorni percorre la stessa strada, compie le stesse azioni, finché la sua vita subirà uno scossone.   Da quel momento in poi inizierà per il protagonista una spirale discendente dalla quale sarà arduo trovare una via d’uscita. Ma c’è spazio anche per una storia d’amore molto dolce e particolare tra la giovane Lila e Pacileo; i due non parlano la stessa lingua, ma riescono a comunicare con lo sguardo, con i sorrisi e con le espressioni buffe ed eloquenti di Toni Servillo. Memorabile la battuta di Gorbaciof al padre di Lila: “Se ti vendi pure tua figlia, prima sparo a te e poi a lui”.

La sceneggiatura di questa pellicola ha avuto una lunga gestazione, circa sei anni e nasce dal lavoro di Stefano Incerti e Diego de Silva. Se alla prima stesura, come ha spiegato il regista, l’opera era ricca di dialoghi e con il ruolo femminile assegnato a una ragazza napoletana, la versione definitiva è invece ridotta ed essenziale dal punto di vista dei dialoghi, minimi e tutti in dialetto napoletano, per cui la storia è sorretta solo dalla grande prova dell’attore protagonista Toni Servillo. Lo stesso Incerti ha dichiarato di aver voluto spingere il racconto in una dimensione poco italiana, più vicina a certo cinema asiatico o dell’est Europa. “Un cinema visivo, lirico, che partendo dal racconto della solitudine metropolitana si innalzasse a piccolo apologo, racconto morale o comunque il più possibile metaforico”.

Toni Servillo risulta perfetto in questo ruolo, ha uno straordinario talento mimetico, simile a quello del grande Buster Keaton o alle maschere della commedia dell’arte: è infatti in grado di comunicare forti emozioni solo con pochi gesti e limitate espressioni facciali. Alla semplificazione della sceneggiatura corrisponde quella registica: Stefano Incerti ha evitato virtuosismi, inquadrature ad effetto, carrelli descrittivi, lasciando spazio invece ai primi piani del volto di Gorbaciof, dando così una purezza inedita al racconto.