Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 1

Parto dal presupposto che in un film su Harry Potter o in senso allargato, una storia tratta da un romanzo si debba in qualche modo rendere cinematografica tralasciando qualcosa o aggiungendo altro. Vedendo Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 1 mi verrebbe da chiedere perché è stato fatto in due parti? … La risposta più plausibile sarebbe quella di voler essere il più fedele possibile alla storia e nella fatti specie al romanzo. Ma siamo sicuri che questa presunzione non possa nuocere all’opera filmica?

Detto questo va chiarita la mia posizione. Io stesso ho particolarmente amato l’ultimo libro, ma è proprio per questa ragione che vedendo questa prima parte ci si pone questa domanda. Innanzitutto cosa può (è deve) essere tralasciato, e cosa invece dovrebbe entrare di diritto in una rielaborazione raccontata della storia? …

A mio avviso una delle note dolenti del film è appunto la scelta di non far vedere il funerale di Silente, nemmeno in questo inizio del nuovo capitolo, evento che è importante per due motivi: innanzitutto perché è una scene carica di forte emotività e densa di carattere tematico, importanti per capire appieno le dinamiche di comunità che ruotano attorno ai personaggi; non secondo, un particolare importante che dovrebbe essere spiegato con maggiore enfasi: alcuni di voi sapranno che assieme al corpo di Albus Silente viene sepolta anche la sua Bacchetta, dettaglio non trascurabile al fine di raccontare con chiarezza le dinamiche future della storia.

Harry Potter e i doni della morte parte 1, una caccia serrata

Harry Potter and the Deathly Hallows Part 1

Ad ogni modo, dopo questo excursus su un dibattito prettamente drammaturgico veniamo al film. Con un buon inizio si entra subito nelle dinamiche importanti e nell’imminente ascesa al potere da parte dei Mangiamorte e di Voldemort.

Harry Potter e i doni della morte parte 1 scorre velocemente anche grazie ad una sufficiente ma non eccelsa sceneggiatura. Tuttavia,  nonostante alcuni ottimi spunti è proprio nella prima parte che il film inizia a mostrare i suoi punti deboli che si rifaranno vivi successivamente. Nella fattispecie, mi riferisco ad un eccessiva freddezza ed una esasperata ironia che pervade momenti critici per non dire drammatici che rendono in qualche modo le vicende quasi ridicole … di fronte ai reali pericoli che i protagonisti corrono, per non parlare della pessima musica a mio giudizio che accompagna le immagini. Una musica, quella di Alexandre Desplet che è didascalica, priva di personalità, incapace di aggiungere o esaltare l’azione nei momenti più dolorosi. Limite questo che accompagnerà anche le vicende successive e un finale che avrebbe avuto decisamente un peso migliore se trattato con più attenzione.

Ma individuati questi limiti, il film, per fortuna, nella seconda parte migliora decisamente sia da un punto di vista scenografico che da un punto di vista registico. Rimangono di grande fattura le ambientazione e i grandi paesaggi che i tre protagonisti passo dopo passo percorrono. Eccezionalmente bella è la scena in cui Harry e Hermione vanno a Godric’s Hollow  e incontrano Bathilda Bath (positivamente sopra le righe). Bravi gli attori dai tre principali, Emma Waston su tutti, ai veterani Ralph Fiennes, Helena Bonham Carter, John Hurt e gli altri. Una nota di merito spetta al modo in cui viene raccontata la storia dei Doni della Morte, in una sorta di animazione che arricchisce il film e esalta la storia dandole uno spessore poetico elevato.

In definitiva come ogni film, ci sono dei grandi pregi e dei difetti che potevano essere prevedibili. Nonostante una precaria regia, il film appassiona indipendentemente, perché racconta una storia bella e travolgente, ricca di emozioni. Forse questa opera, intesa come film a sé, pecca in quanto serve ad un mero esercizio introduttivo. L’azione vera ci aspetta nel secondo capitolo, e i presupposti per poter ben sperare in un finale degno della saga ci sono tutti.