Immaturi: Il viaggio

Dopo aver affrontato di nuovo l’esame di maturità nel primo film, i sette “Immaturi” si ritrovano per fare insieme il viaggio per festeggiare la prova superata. Decidono di andare insieme in vacanza nell’isola greca di Paros, ognuno con le proprie idee, desideri e metodi di affrontare la vita da grandi, finalmente, alla soglia dei 40 anni. Dopo il successo dello scorso Immaturi, era ovvio che la produzione, Medusa, pensasse ad un seguito. Che in realtà proprio seguito non è, visto che la buona idea del primo film, la ripetizione dopo venti anni dell’esame di maturità cancellato per un errore burocratico, viene ampliata verso ciò che alla maturità segue, ossia il viaggio insieme per dimenticare di avere affrontato quella prova. Immaturi: Il viaggio di Paolo Genovese infatti esce in addirittura 700 copie nel periodo post natalizio, il 5 Gennaio.

 
 

Una prova che in realtà nessuno supera mai completamente, come ci dimostra la vita quotidiana, e in effetti il film è un compendio delle brutte figure ed errori madornali che si incassano a vent’anni così come a quaranta. Quindi questo film non è certo di formazione, ma piuttosto di rassegnazione, al fatto che determinate azioni, determinate scelte saranno sempre quelle nonostante il tempo che passa. Tutto sta ad un certo punto, ad ammettere di aver fatto quel tipo di scelte. Più che maturare, responsabilizzarsi, capendo l’effetto provocato da quelle azioni.

Immaturi: Il viaggio, il film

Immaturi: Il viaggio di Paolo Genovese si fonda sull’equilibrio ben dosato dei tempi comici delle coppie da cui è composto, fra tutte, quella di Paolo Kessisoglu e Anita Caprioli, a cui è affidato il personaggio più serio e sofferente. Anche questa storia, lasciata volontariamente sospesa, ma aperta verso una risoluzione positiva, passa in secondo piano rispetto a quella che è la storia principale, l’eterna difficoltà dei rapporti tra uomini e donne, la necessità di avere un ruolo e di essere quindi la donna emancipata che non cerca la coppia o l’uomo donnaiolo che a quarant’anni ancora non ha trovato compagna. Due pesi, due misure, per i soliti stereotipi.

Gli attori incarnano bene tutte queste tipologie di personaggio, e il sentimento che li sovrasta in generale: la paura del tradimento, le bugie, la difficoltà di avere un rapporto sereno e responsabile mantenendosi comunque cosciente del mondo nel quale si vive. A tutta questa situazione fa da cappello infatti il cammeo di Zingaretti, nel ruolo del marito quasi tradito da una moglie che si invaghisce delle parole, strettamente scritte via sms da Virgilio (Paolo Kessisoglu) ma sotto dettatura della sua “parte femminile” Anita Caprioli della quale in realtà si innamora. Le parole del personaggio di Zingaretti sono in effetti il punto di svolta: “lei ci esca con mia moglie, in modo che lei abbia a che fare con una persona vera e non con delle parole”. Parole che chiudono il rapporto epistolare di Virgilio, con la moglie annoiata, ma che chiudono anche la porta al riconoscimento di quanto sia più difficile affrontare una maturità emotiva piuttosto che far finta di niente.