Missione Shelter: la recensione del nuovo film con Jason Statham

il nuovo film di Ric Roman Waugh è in sala dal 18 febbraio

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Missione Shelter, film diretto da Ric Roman Waugh in uscita nelle sale italiane il 18 febbraio 2026 e distribuito da 01 Distribution, è una produzione internazionale tra Stati Uniti e Gran Bretagna che unisce azione e thriller. La sceneggiatura è firmata da Ward Parry, mentre la fotografia è curata da Martin Ahlgren. Le musiche di David Buckley accompagnano l’azione con tonalità cupe e pulsanti. Il film è interpretato da un cast guidato da Jason Statham, affiancato da Bill Nighy, Naomi Ackie, Harriet Walter, Daniel Mays, Billy Clements, Bronson Webb, Bally Gill e Bodhi Rae Breathnach. Il progetto è prodotto da Black Bear International, CineMachine Media Works, Punch Palace Productions, RVK Studios e Stampede Ventures.

Le riprese si sono svolte tra il Regno Unito e altre location europee. Il film è stato realizzato in lingua inglese e distribuito sul mercato italiano il 18 febbraio 2026.

La trama di Missione Shelter

Mason è un uomo solitario che vive volontariamente recluso su una remota isola scozzese, lontano da qualsiasi contatto stabile con il mondo esterno. La sua esistenza è scandita da rituali essenziali e da un silenzio carico di passato, scelto come rifugio dopo eventi che hanno segnato profondamente la sua vita. Durante una violenta tempesta, Mason scorge tra le onde una ragazzina in grave pericolo. Senza esitazione, affronta il mare in burrasca e riesce a salvarla, portandola al riparo nella sua abitazione isolata. La presenza della ragazzina sull’isola non passa inosservata: forze oscure legate al suo passato iniziano a stringere il cerchio, trasformando l’isolamento di Mason in una trappola.

Costretto a uscire dalla propria zona di sicurezza, l’uomo si ritrova a fare i conti con nemici determinati e con un passato turbolento che credeva di essersi lasciato alle spalle. Mentre il pericolo si avvicina, Mason organizza la difesa dell’isola sfruttando la conoscenza del territorio e le risorse a sua disposizione. Ma la permanenza si rivela ben presto una soluzione impraticabile.La lotta per proteggere la ragazzina diventa così un confronto diretto con le proprie colpe e con le ferite mai rimarginate. In un crescendo di tensione, tra inseguimenti, scontri e decisioni estreme, quella che nasce come una missione di salvataggio si trasforma in un viaggio di redenzione e sopravvivenza fino all’ultimo respiro, in cui la difesa dell’altro diventa l’unica via possibile per ritrovare se stessi.

Missione Shelter: Ric Roman Waugh e il cinema muscolare

Non c’è alcun dubbio. Con Missione Shelter Ric Roman Waugh si conferma accentratore di riferimento delle figure cardine di un certo tipo di cinema muscolare. Dopo Dwayne Johnson e Gerard Butler anche Jason Statham si è unito allo speciale roaster del regista ed ex stuntman statunitense. Il quale, come il Chad Stahelski di John Wick, fa invece parte di quella lista di uomini d’azione che hanno da tempo deciso di scavalcare il campo e accomodarsi in cabina di regia.

Un abitudinario quindi. Come abitudinaria, del resto, è la condizione di autoimposta solitudine o nascondiglio sociale cui il protagonista di Missione Shelter è sistematicamente relegato da alcune produzioni a questa parte. Malcelato nelle campagne e nei cantieri degli ultimi progetti firmati da David Ayer (The Beekeper, A Working Man) e oggi costretto in una non precisata isola scozzese dimenticata da Dio. Battuta da venti, maree e interessata dal saltuario approssimarsi di una bagnarola carica di rifornimenti.

Missione Shelter: ripetere, ricalcare, riattraversare

Abitudine è dunque la parola chiave del film. O forse frustrante reiterazione di cliché, se volessimo abbandonare ogni maniera. Insomma la sensazione di posare lo sguardo su paradigmi e strutture narrative ampiamente abusati dal cinema action-pop post 2000. Sfruttati, sul modello della produzione in serie, per dare vita a copie di copie di copie dalla crescita esponenziale.

Missione Shelter, in sostanza, non è che l’ennesima declinazione del medesimo linguaggio. Di frasi dette e ridette, stropicciate, alterate, ma ormai riconducibili a schemi non tanto riconoscibili, quanto ricalcati senza sforzo o creatività alcuna. Un agglomerato di spazi da riattraversare allo sfinimento (case isolate, discoteche, moli portuali), stereotipi da rimasticare (un protagonista dal fosco passato, governi più o meno onesti e boss più o meno corrotti) e reference codificate (dal Léon di Luc Besson ai vari Jason Bourne e John Wick). Ulteriormente appannato dalla messa in scena di uno Statham davvero fin troppo serioso, quasi inconsapevole del triste riciclaggio del suo volto e corpo o forse, a peggiorare la situazione, deciso a prestarsi al gioco con condiscendenza.

Missione Shelter
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Sommario

Un agglomerato di spazi da riattraversare allo sfinimento, stereotipi da rimasticare e reference codificate ricalcate su modelli stanchi senza sforzo o creatività alcuna

Dario Boldini
Dario Boldini
Laureato in Lettere Moderne all’Università Statale di Milano, ha iniziato nel 2019 a scrivere articoli e approfondimenti per l’Associazione Culturale Lo Sbuffo. Dopo la specializzazione in Critica Cinematografica presso Sentieri Selvaggi di Roma, con cui collabora dal 2022, dal 2023 scrive di cinema e serie TV per Cinefilos e partecipa ai principali festival cinematografici italiani.

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