Due bambini, Juan (Izan Corchero) e Mia (Ella Purnell), che vivono rispettivamente a Madrid e a Londra, sono accomunati dalle stesse visioni notturne di un uomo senza faccia, deciso a tormentarli sino a quando non avrà sottratto loro il volto. Inspiegabilmente, anche la madre del bambino e il padre di lei, diventano testimoni oculari di quelle frequenti e spaventose visite.

Sebbene il regista Fresnadillo ci lasci ben sperare con un incipit avvincente e sostenuto, con un montaggio incalzante che non dà tregua alla tensione; le aspettative non tardano a calare.

Indeciso tra thriller psicologico e un horror tradizionale, Intruders è infatti confuso e dispersivo. A cominciare dalla costruzione del racconto, che cerca slancio nella narrazione parallela, e trova invece solo ostacoli ed errori.

E che lo spettatore si tormenti o meno sul legame tra le due lontane apparizioni, non è certo merito della suspance. Piuttosto dell’insorgere di un dubbio: se strada facendo, il regista e gli sceneggiatori (Nicolas Casariego e Jaime Marques) si siano per caso dimenticati dove vogliono arrivare. Tanto che, una volta svelato il misfatto- preparatevi a tremare- un nuovo dubbio ci attanaglia: se in mancanza di una o l’altra storia, il risultato sarebbe stato più coerente, e ,diciamolo, migliore.

Ma al di là di questa connessione, posticcia e inconcludente, ciò che lascia più perplessi è il tentativo di razionalizzare la materia prima del genere in questione. Ovvero i mostri dell’infanzia, ombre oscure e onnipresenti, che popolano i sogni  e le visioni.

Un vero peccato, perché con la sequenza più riuscita, che vede la presenza minacciosa materializzarsi anche di fronte al padre di Mia (Clive Owen), per un attimo crediamo che l’incubo è Reale, nella stessa misura in cui lo è per chi lo vive. E se a vederlo sono in due, la paura è condivisa e la bambina non più sola. Idem dicasi per Juan.

Peccato che il “sollievo” duri poco, perché immediata è la risposta, religiosa su di un fronte; psichiatrica sull’altro.  Se un tempo prerogativa del film d’horror era terrorizzare, rassicurandoci al tempo stesso che  i mostri esistono ma nei film; adesso anche lì sono frutto dell’ immaginazione e, come tali, difficili (e noiosi!) da esorcizzare.