Jumpers – Un Salto tra gli Animali, recensione: Pixar festeggia 40 anni con il suo 30° film

Distribuito da Walt Disney, il nuovo film d'animazione Pixar è nelle sale italiane dal 5 marzo.

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Nel quarantesimo anno di attività, la Pixar Animation Studios festeggia con il suo trentesimo lungometraggio, Jumpers – Un Salto tra gli Animali, un’opera che ricorda quella che un tempo era una vocazione per lo studio di reinventare continuamente il linguaggio dell’animazione mainstream. Dopo aver definito l’immaginario collettivo con titoli come Toy Story, Ratatouille e Inside Out, la casa di Emeryville sceglie di sorprendere ancora, mescolando parabola ecologista, fantascienza surreale e satira politica in un racconto che ribalta le aspettative sin dalle prime sequenze.

Chi pensa di trovarsi davanti all’ennesima storia di animali antropomorfi parlanti dovrà rapidamente ricredersi. Qui l’elemento animale non è un semplice espediente narrativo, ma un dispositivo concettuale che interroga identità, tecnologia e responsabilità collettiva.

Jumpers – Un Salto tra gli Animali: trama e premesse narrative

La protagonista è Mabel, voce italiana di Tecla Insolia: una diciannovenne ribelle, cresciuta a Beaverton con una passione quasi ossessiva per gli animali. Da bambina tenta di liberare le mascotte della scuola infilandole nello zaino; da adulta è un’attivista universitaria pronta a tutto per difendere una radura boschiva legata al ricordo dell’amata nonna.

Il conflitto si accende quando il sindaco Jerry pianifica la costruzione di una tangenziale che distruggerebbe quell’ecosistema. In apparenza, lo schema è quello classico: natura contro progresso, innocenza contro cinismo politico. Ma il film devia bruscamente verso territori imprevedibili quando entra in scena la professoressa di biologia, la Dr. Sam, che si rivela una scienziata eccentrica e segretamente geniale.

La sua invenzione, il “jumpers”, consente di trasferire l’identità umana nel corpo di un androide animale. Mabel diventa così un castoro. Anzi: un robot a forma di castoro. Questo triplo slittamento – umano/animale/macchina – costituisce il cuore teorico del film. All’esterno, il mondo sente solo versi; lo spettatore, invece, assiste a un continuo cortocircuito tra percezione e realtà. L’animale parlante, figura archetipica del cinema animato, viene qui rielaborato come avatar tecnologico, ridefinendo il concetto stesso di antropomorfismo.

Una regia visionaria tra ecologia e surrealismo

Il regista Daniel Chong orchestra la materia narrativa con un tono molto personale che chiede un patto con lo spettatore davvero solido. La lotta per salvare la diga dei castori – fulcro ecologico della radura – assume contorni sempre più bizzarri: alberi metallici con altoparlanti che emettono suoni udibili solo dagli animali, consigli reali del regno animale composti da personalità egomaniache, inseguimenti autostradali al limite del demenziale.

Il re dei castori, George, doppiato per la versione italiana da Giorgio Panariello, è un leader mite e idealista, convinto che anche il sindaco meriti rispetto e che abbia del buono in sé. La sua interpretazione, venata di malinconia, costruisce un personaggio sospeso tra ingenuità e purezza, il vero cuore emotivo del film. Quando interviene il Consiglio degli Animali, la narrazione vira verso una satira quasi shakespeariana del potere: la Regina degli Insetti, domina la scena con un carisma glaciale; suo figlio Titus è un concentrato di ambizione nervosa.

Non scenderemo ulteriormente in dettagli, ma una delle idee più assurde e divertenti dell’intero film coinvolgono uno squalo bianco in autostrada e una fuga in macchina che fa invidia a Dominic Toretto.

Oltre la favola ambientalista: imparare ad ascoltarsi

Sotto la superficie comica, il film affronta questioni di stringente attualità: la crisi ambientale, la polarizzazione politica, l’etica della tecnologia. La scelta di trasformare Mabel in un androide animale non è soltanto un espediente narrativo, ma un modo per riflettere sul concetto di mediazione: per salvare la natura, l’umano deve diventare altro da sé, ibridarsi, rinunciare a una prospettiva esclusivamente antropocentrica.

Il “cerchio della vita” di Jumpers – Un Salto tra gli Animali non è una formula consolatoria: gli animali accettano con fatalismo di poter essere mangiati, e la convivenza implica compromessi reali. Il messaggio finale – la necessità di collaborazione tra specie, interessi e visioni differenti – potrebbe suonare come un semplice invito al “volemose bene”, ma la struttura narrativa lo rende più complesso. Il percorso del sindaco Jerry acquista sfumature inattese, evitando una rappresentazione puramente caricaturale del potere.

Mabel, dal canto suo, ricorda per intensità emotiva la Riley di Inside Out: è impulsiva, idealista, spesso contraddittoria. La sua crescita non passa per una lezione morale univoca, ma per la scoperta che l’azione collettiva richiede ascolto e mediazione.

I massimi livelli della Pixar sono ancora lontani, ma qualcosa si muove

Jumpers – Un Salto tra gli Animali non raggiunge forse la perfezione strutturale dei capitoli di Toy Story, né l’equilibrio emotivo dei vertici assoluti dello studio. Tuttavia, rappresenta senza dubbio un ritorno a una Pixar audace, capace di rischiare sul piano concettuale, forse meno su quello stilistico.

Il film eccelle nella costruzione di un universo coerente pur nella sua follia, nella capacità di sorprendere costantemente lo spettatore. La scrittura procede per accumulo di trovate, ma raramente perde il controllo della traiettoria emotiva. La combinazione di slapstick, satira politica e riflessione ecologica produce un oggetto cinematografico ibrido, che sfida le categorie tradizionali del family movie.

Nel suo quarantesimo anno, Pixar si dà una scossa e prova a smettere di “vivere di rendita“. Jumpers – Un Salto tra gli Animali è un’opera imperfetta ma vitale, che riafferma la centralità dell’animazione come spazio di sperimentazione narrativa. E soprattutto ricorda che, quando lo studio californiano lavora a pieno regime, è ancora in grado di portarci in territori che non avremmo mai immaginato di esplorare.

Jumpers - Un Salto tra gli Animali
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Sommario

Il film eccelle nella costruzione di un universo coerente pur nella sua follia, nella capacità di sorprendere costantemente lo spettatore.