Kill me please
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Kill me please. Già dal titolo si intuisce che qualcosa non funziona, non va tutto per il verso giusto, si pensa addirittura a qualcosa che fa eco alla famosa canzone, Killing me Softly, un film magari su una storia d’amore morbosa o simili. Le luci si spengono e si accende lo schermo. Bianco e nero, niente musica, pochi rumori e molti momenti di silenzio, tutti i presupposti per un film … noioso.

 
 

E piano piano scopriamo di cosa si tratta: una bella villa, isolata in mezzo ad un bosco innevato, ospita una clinica. Ma di cosa si tratta? Anche questo ci viene rivelato poco a poco: è una clinica dove si assistono i suicidi, dove le persone che vogliono togliersi la vita vengono assistiti dal dottor Krueger, che prova a dissuaderli in maniera piuttosto blanda. Ci sono i malati terminali, i depressi, quelli che semplicemente sono stanchi di vivere. Quello che si presentava come un film noioso e immobile si rivela essere un incredibile affresco esilarante e grottesco dell’umanità che percorre la sua vita senza una vera e propria coscienza di sé.

C’è la cantante d’opera che dopo la diagnosi di un tumore al polmone, vuole morire, non prima di aver cantato la Marsigliese ad un piccolo pubblico; c’è lo psicopatico che vuole morire perché l’ha sempre sognato, sin da bambino, ma non riesce a farlo da solo; c’è l’attore caduto in depressione che finge di essere un malato terminale e l’uomo indeciso che ha perso la moglie … in una mano di poker! Diverse realtà si incrociano e si scontrano in questo groviglio di esilarante disperazione, fino a scoppiare in un finale senza senso che acuisce l’ilarità dello spettatore, completamente immerso in questo mondo alla rovescia, dove i pazienti vogliono morire e dove il medico alla fine rivelerà la sua profonda inadeguatezza a ricoprire un ruolo così importante. Kill Me Please mantiene un certo grado di mistero poiché alla fine non ci è rivelato né il luogo geografico, né chi è il mandante della strage finale, né tantomeno quale sarà il destino di questa clinica sui generis.

La sua forza tuttavia resta nella profonda contraddizione che si presenta agli occhi dello spettatore così assurda da essere irresistibile. Divertente oltre ogni aspettativa, Kill me please è un film che cresce piano piano nel cuore dello spettatore, regalando 95 minuti di grasse risate attraverso l’assurdità dei personaggi, delle loro dinamiche interpersonali e del loro rapporto con la vita e la morte, sfociando in un finale di gustosa confusione narrativa che corona un’esperienza surreale. Premiato a Roma come miglior film, Kill Me Please  è diretto da Olias Barco che ne ha curato anche la sceneggiatura insieme a Virgile Bramly, interprete di uno dei personaggi più riusciti di tutto il film.

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