L'erede

In L’erede, se il buongiorno si vede dal mattino, Michael Zampino, giovane regista italo-francese, raccoglierà ampi consensi con questa sua opera prima. Bruno (Alessandro Roja), benestante radiologo milanese, riceve in eredità dal padre un casolare sperduto tra gli Appennini marchigiani. Con la compagna Francesca (Maria Sole Mansutti) si reca sul posto per prendere visione della nuova proprietà, organizzarsi per la ristrutturazione ed in seguito venderla al miglior offerente. Ma Bruno non ha ancora fatto i conti con la famiglia Santucci (Guia Jelo, Tresy Taddei Takimiri e Davide Lorino), i quali fin da subito si mostrano fortemente determinati a prendere possesso definitivo di tutto il casolare, ricorrendo anche a metodi di persuasione violenti e poco ortodossi. Verranno fuori tutti quei segreti che il padre aveva tenuto nascosti tra i fitti boschi appenninici.

 
 

L’erede, il film

La forza narrativa de L’erede deriva soprattutto dalla notevole espressività degli attori. Michael Zampino è riuscito a tirar fuori da ognuno di loro quelle caratteristiche che si richiedevano per la storia, riuscendo a creare caratteri avvincenti e misteriosi allo stesso tempo, nonostante alcuni dei protagonisti fossero alla prima esperienza cinematografica. Nello spettatore si viene così a creare quella sensazione di suspence che cattura e incolla allo schermo. Grazie a questa tecnica che informa per gradi il pubblico, il regista riesce a rendere la sua pellicola un concentrato di tensione immersa in un’ambientazione dalle sfumature gotiche e grottesche in cui la musica (Riccardo Della Ragione) e il sound design ricoprono un ruolo fondamentale.

Tutti questi ingredienti mescolati nella maniera corretta danno vita a L’erede, un lungometraggio che lascia rosee prospettive per quella che può essere la carriera di un giovane regista come Zampino. Il noir, genere poco battuto dalla cinematografia nostrana, sembra così avere un nuovo esponente dalle indubbie qualità che tutti noi attendiamo nel suo prossimo lavoro.