La vie d’une femme, recensione: il coming-of-age di Léa Drucker – Cannes 79

Léa Drucker è una chirurga dedicatissima al suo lavoro ma sul punto di scoprirsi da nuovi punti di vista nel primo film francese in concorso

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Il primo film francese in concorso a Cannes 79 è firmato da una donna: Charline Bourgeois-Tacquet, che ha esordito alla regia con il sospeso Gli amori di Anaïs (con curiosamente come protagonista la stessa Anaïs Demoustier di La Vénus électrique visto ieri).

La vie d’une femme, questo il titolo della pellicola, è il ritratto in undici capitoli di Gabrielle (Léa Drucker), chirurga e capo reparto di 55 anni che dedica anima e corpo al suo lavoro. Ha un compagno con dei figli che ha aiutato a crescere – benché non ne abbia mai avuti di propri – e una madre malata di Alzheimer che ha bisogno delle sue cure. Le sue giornate si alternano tra il grande peso della responsabilità lavorativa, cellulare sempre alla mano per ogni evenienza e normali discussioni di coppia (“tratti i tuoi figli come dei bambini”, lei a lui, “non gli hai mai cucinato da mangiare”, di risposta). Questo finchè un giorno non arriva Frida (Mélanie Thierry), che vuole raccontare la vita di Gabrielle in un romanzo e la segue sul campo durante una microchirurgia. Da qui, inizierà una conoscenza che scuoterà la vita che Gabrielle si era costruita fino a quel punto.

Gabrielle in 11 capitoli

Come dicevamo, la narrazione di La vie d’une femme si snoda in più parti, tutte di durata contenuta, che indagano alcune delle forze trainanti della nostra vita, come desiderio, ricostruzione, gli alter ego che ci creiamo, fine di relazioni, le nostre origini. Tra i suoi pregi maggiori, c’è sicuramente un passo ben rimato, che potrebbe rispecchiare l’ipotetica suddivisione del romanzo che Frida ha scritto (o forse lo stiamo proprio leggendo?)

Il film di Charline Bourgeois-Tacquet è particolarmente interessante nella messa in scena di aspetti molto contemporanei delle relazioni e di quello che una donna di 55 anni potrebbe volere esplorare. C’è la responsabilità, le lamentele di chi ci ha messo al mondo (non è normale non avere figli; prof, migliore lavoro del mondo), e c’è anche una voglia di mettersi in gioco, raccontare qualcosa che potrebbe essere ancora percepito come tabù. Di solito queste dinamiche si esplorano nel coming-of-age, non in età così avanzata, questa è sicuramente una svolta anagrafica e tematica non da poco e che rispecchia il nostro presente.

Lèa Drucker e Melanie Thierry in una scena di La vie d'une femme

Anche questa volta, Léa Drucker convince

Léa Drucker sembra credibile in ogni ruolo che fa, l’anno scorso l’avevamo vista nel ruolo di poliziotta in Dossier 137 di Dominik Moll. Ha questa qualità molto terrena, sembra davvero ancorata alla vita e crediamo a quello che vediamo. Che è una professionista nel bel mezzo di una crisi sanitaria – gli ospedali statali francesi sono al collasso – e al contempo compagna in una relazione che viene gestita secondo svariati codici della modernità (il non convivere necessariamente come coppia, la non esclusività accordata).

Non siamo di fronte a un racconto che ribalterà le sorti del concorso – è troppo presto per dirlo e, ad ogni modo, si tratta di una storia “piccola”, dall’impatto più contenuto, eppure La vie d’une femme apre interessanti interrogativi sulle nostre quotidianità ormai lavoro-centriche, sulle figure femminili con ruoli di potere a livello professionale ma che vogliono o vorrebbero ancora scoprirsi in altri ambienti.

Certo, nonostante le difficoltà, Gabrielle arriva comunque da una posizione privilegiata e, in questo senso, ha forse anche il privilegio di potersi permettere l’errore, poter allenare il pensiero e il corpo a pensare e vivere diversamente, anche se solo per qualche istante. Il rovescio della medaglia, e forse la riflessione più interessante partorita dal film è però che, proprio in virtù della sua medaglia d’oro professionale e dell’esistenza borghese che si è creata, non può crogiolarsi nelle vite degli altri.

La vie d’un femme
2.5

Sommario

Non siamo di fronte a un racconto che ribalterà le sorti del concorso – è troppo presto per dirlo e, ad ogni modo, si tratta di una storia “piccola”, dall’impatto più contenuto, eppure La vie d’une femme apre interessanti interrogativi sulle nostre quotidianità ormai lavoro-centriche, sulle figure femminili con ruoli di potere a livello professionale ma che vogliono o vorrebbero ancora scoprirsi in altri ambienti.

Agnese Albertini
Agnese Albertini
Nata nel 1999, Agnese Albertini è giornalista e critica cinematografica per Cinefilos.it, Best Movie e CinemaSerieTv.it. Laureata in Lingue e Letterature straniere all’Università di Bologna, dal 2022 scrive articoli, news, interviste in inglese e crea contenuti per i social.
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