La 79esima edizione del Festival di Cannes si apre con vibrazioni decisamente elettrizzanti. La Vénus Électrique, film di Pierre Salvadori (qui nelle foto al photocall insieme al suo cast), ha ufficialmente aperto le danze di una nuova edizione della rassegna che si tiene sulla Croisette e che, quest’anno più che mai, sarà all’insegna del cinema autoriale. Ma le tradizioni vanno rispettate e, prima di immergerci nelle produzioni provenienti dalle più disparate parti del globo che compongono il concorso, il Grand Theatre Lumiere ha accolto il pubblico e gli addetti al lavoro con un’immancabile commedia tutta francese.
L’anno scorso il compito era spettato ad Allora balliamo, che uscirà il prossimo 18 giugno nelle sale italiane, una sorta di coming-of-age traslato ai 30 anni su una millenial che torna al passato per rientrare nel suo presente. Questa volta, veniamo invece catapultati nella Francia del 1928, dove Antoine Balestro (Pio Marmaï), giovane pittore all’apice del successo, non riesce più a lavorare dalla morte della moglie e sta facendo perdere la pazienza ad Armand, il suo gallerista. Una sera, ubriaco, Antoine tenta di entrare in contatto con la consorte attraverso una veggente. Senza saperlo, però, sta in realtà parlando con Suzanne (Anais Demoustier), una modesta artista ambulante che si è introdotta nella roulotte per rubare del cibo.
La Vénus Électrique si muove tra il romanticismo onirico e circense, che è magia, escamotage e colorato, ma anche macabro, mortifero e volto – come tutti i migliori trucchi di magia – a far temere il peggio allo spettatore, almeno per qualche istante. In questa tavolozza polifonica e di guizzi comici indovinati, il film di Pierre Salvadori svela uno dei suoi aspetti più riusciti. Purtroppo, l’impressione generale che si snoda è quella di un racconto di cui possiamo anticipare già gli sviluppi, anche se la pellicola riserva qualche sorpresa soprattutto nella messa in scena di questi amori tormentati e, a tratti, anche esilaranti.
Mano a mano che Armand passa a Suzanne il materiale da studiare, in particolare i diari scritti dalla moglie, le false sedute spiritiche inizieranno per la donna a tramutarsi in qualcosa di diverso; una ricerca dell’uomo che ha scovato dietro le righe scritte e una maggiore consapevolezza del modo in cui può usare la sua creatività e i suoi strumenti (al circo viene vessata e tenuta in scacco dal capo, a cui è stata venduta dal padre in gioventù, e con cui ha contratto dei debiti).
Il bacio elettrico
Tra gli aspetti più interessanti evidenziati da La Vénus Électrique c’è come la ricerca del desiderio si sviluppi soprattutto dal punto di vista femminile e anche come la gelosia che in una tradizionale commedia romantica potrebbe essere rivolta a una figura femminile esistente, qui è indirizzata verso qualcuno che non esiste più, almeno fisicamente. Il timore di essere “cancellata” da questo ricordo si fa sempre più preponderante, e così anche gli istinti peggiori, che sono sempre avvolti da un’ombra di decadentismo e annientamento del sé.
Nell’incontro tra Armand e Suzanne c’è l’idea del ritrovarsi in uno spazio di condivisione artistica, di tornare alla vita anche all’intero di quella casa che aveva diviso i due precedenti amanti, che era forse troppo grande per una passione che cerca ispirazione dall’esterno, dall’altro, ma si riduce poi a una creazione materiale. Pio Marmaï, Anais Demoustier e i comprimari sono la parte più luminosa di una storia che, anche nelle svolte più scivolose e alcuni cambi di tono rischiosi, riesce comunque a divertire.
L’amore come elettricità, come i trucchi e le magie di un circo in decadenza e una porzione di dipinto che svela tutta l’identità dell’artista. La Vénus Électrique è un viaggio parzialmente riuscito, tra amori fantasmi e altri che per esistere devono prima morire.
La Vénus Électrique
Sommario
L’amore come elettricità, come i trucchi e le magie di un circo in decadenza e una porzione di dipinto che svela tutta l’identità dell’artista. La Vénus Électrique è un viaggio parzialmente riuscito, tra amori fantasmi e altri che per esistere devono prima morire.


