Let's get lost recensioneIl fotografo/regista Bruce Weber segue Chet Baker in quella che si rivelerà essere la sua ultima tournèe, nel 1988. Nel documentario, oltre che al viso rugoso ma affascinante del trombettista jazz, ci sono le testimonianze della terza moglie, di alcuni compagni di viaggio e dello stesso musicista, oltre che alcune performance di grande intensità.

 

Presentato nella sezione Classici dell’ultimo Festival di Venezia, il documentario Let’s Get Lost di Bruce Weber su Chet Baker è di fatto una di quelle perle che poche volte si ha la fortuna di incrociare. Un regista/fotografo tra i più importanti che riesce a cogliere le testimonianze di un suo amico, che è anche però uno dei musicisti che hanno rivoluzionato la storia del jazz, insieme a Charles Mingus e Miles Davis.

Let’s get lost è un’opera d’arte, ed è un’emozione unica vederlo. A parte la cura delle immagini, montate e scelte in base a quello che era lo stile ed il gusto del cinema sperimentale degli anni in cui Baker esordì, gli anni ’50 del primo cinema indipendente americano di Stan Brakhage e della Beat generation. Alcune sequenze, funzionali come vettore per la testimonianza audio, si sorreggono su di un video che punta più all’emozione.

Ad esempio, mentre si raccontano i dettagli della vita senza posa di Chet Baker, che arriva al suo culmine per poi essere distrutta, come i suoi denti, in una rissa a San Francisco, le parole vengono coperte con degli anarchici gattini, ripiego a cui Chet Baker aveva costretto Weber e la sua troupe nel momento in cui non si era presentato all’appuntamento per le riprese.

Chet Baker muore a 59 anni cadendo da un balcone mentre si trovava in tournèe in Olanda. Giovane, ma irriconoscibile, un involucro invecchiato che conteneva uno spirito indolente che non voleva essere diverso dal se stesso di trenta anni prima, quando con Gerry Mulligan iniziava a suonare in un quartetto che cambiò la storia del jazz.

Il James Dean del jazz venne definito, per l’aspetto attraente e sfuggente allo stesso tempo, ma a differenza dell’attore, la cui indole lo portò presto alla distruzione, il musicista, nella migliore tradizione del più fumoso e intenso dei generi musicali, usa la musica per curarsi dalla distruzione che porta avanti con l’abuso di alcol e barbiturici.

Due ore di meraviglia che saranno disponibili in dvd dal 17 Dicembre in una versione restaurata.