Licorice Pizza, recensione del film di Paul Thomas Anderson

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Dopo una lunga attesa arriva finalmente in sala Licorice Pizza, l’ultimo film di Paul Thomas Anderson, a quattro anni da quel Il Filo Nascosto che aveva incantato il mondo con l’ultima interpretazione di Daniel Day Lewis. E da un attore che abbandona le scene con un ultimo guizzo d’artista, Anderson si affida a due esordienti, per raccontare una storia caotica ed estremamente personale, ambientata in quel fazzoletto di mondo dove anche lui è cresciuto, come i suoi protagonisti, e che ricorda per episodi e impressioni, tutti infilati dentro un film apparentemente anarchico.

La trama di Licorice Pizza

Durante una sessione fotografica per l’annuario della scuola, Gary Valentine, quindicenne con alle spalle una carriera da attore-bambino, incontra Alana Kane, l’assistente del fotografo. I due si conoscono e fanno amicizia, forse è qualcosa di più, almeno per Gary, si perdono di vista e si ritrovano, mettendo in piedi tante imprese, sognando futuri gloriosi, insieme, ma non per forza. Sullo sfondo la Los Angeles degli anni ’70, la crisi del petrolio con le auto in coda, a secco, e la campagna elettorale di Joel Wachs per la poltrona di sindaco.

Un racconto sospeso nello spazio

Licorice Pizza è la storia di un amore che si sposta nel tempo lontano da ogni riferimento fisso, da ogni consecutio, da ogni rapporto causa effetto. Il film ha una struttura quasi episodica, con i due protagonisti fautori di mille imprese, dalla vendita di materassi ad acqua, alle carriere di attori, passando per episodi bizzarri, le elezioni comunali, la crisi del petrolio, le liti, i riavvicinamenti, i genitori assenti, la fame di vita, i percorsi a ritroso, tutto di corsa. Lo stesso titolo del film è un riferimento a un negozio di dischi molto in voga trai giovani nella San Fernando Valley, negli anni ’70. L’idea dietro Licorice Pizza sembra quasi essere quella di un racconto della memoria, in cui Paul Thomas Anderson ripercorre degli episodi della propria giovinezza proprio come se fossero racconti sospesi, impressioni di luoghi, personaggi, storie e aneddoti che hanno caratterizzato la sua vita di ragazzo nella Valley. 

Una voglia di vivere incontenibile

Là dove Il Filo nascosto era una sontuosa geometria di azioni, situazioni e comportamenti, Licorice Pizza ha una natura apparentemente caotica in cui la normale struttura narrativa viene messa da parte, perché come si possono contenere Gary e Alana? I due ragazzi, che pure hanno 10 anni di differenza all’inizio della storia, sono i fari della narrazione, il filo rosso che tiene unito ogni momento a quello successivo, due anime alla ricerca di qualcosa, di qualcuno, che si corrono incontro, si rincorrono, si acchiappano, sopra tutto il trambusto e le contingenze che attraversano. Anche quando si perdono, non si lasciano mai per davvero, e anche quando non si parlano, come nella splendida scena in cui si telefonano senza rivolgersi la parola, comunicano mille pensieri e mille desideri. 

Alana Haim e Cooper Hoffman genuini protagonisti

Alana Haim e Cooper Hoffman riempiono lo schermo con delle interpretazioni istintive e genuine e anche loro, come la storia, gli avvenimenti, i luoghi, appartengono all’intimità di Paul Thomas Anderson. Lei, cantante, ha un gruppo insieme alle sorelle (che interpretano proprio le sorelle di Alana nel film), Le Haim, e per loro, Paul ha diretto tanti videoclip. Lui è il figlio di Philip Seymour Hoffman, che fu attore prediletto da Anderson, e che riporta sullo schermo la stessa dolcezza e lo stesso impaccio del padre, a un livello più grezzo, s’intende. Vedere recitare insieme Hai e Hoffman è un vero e proprio regalo che il regista ha fatto prima a se stesso, e poi a tutto il pubblico che non può rimanere indifferente di fronte a questi giovani così presi a vivere i loro sogni da risultare superiori, ad un livello altro rispetto al resto delle persone che incrociano e che semplicemente portano avanti le loro vite, un passo davanti all’altro, stancamente.

Ma non c’è stanchezza nei loro passi, né nello sguardo di Paul Thomas Anderson, dove semmai si rintraccia una leggerezza che riporta alla mente Ubriaco d’amore, e più da lontano Magnolia, una frenesia di raccontare e di vivere, come se con il mondo chiuso in casa, in lockdown, lui avesse avuto la possibilità di esplorare di nuovo quei posti, attraverso gli occhi di questi due ragazzi diversamente innamorati, per i quali non si può non fare il tifo. 

RASSEGNA PANORAMICA
Chiara Guida
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Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice di Cinefilos.it, lavora come direttore della testata da quando è stata fondata, nel 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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