love means zero

Love Means Zero è un ritratto esaustivo e particolareggiato su Nick Bollettieri, uno dei più grandi allenatori di Tennis di tutti i tempi. Il documentario è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma in abbinamento con Ferrari: race to Immortality, quasi a sottolineare un’abitudine domenicale, giornata notoriamente dedicata allo sport. Forse non avrebbe guastato invece proiettarlo come contrappunto documentaristico all’atteso film Borg vs McEnroe, i due famosissimi tennisti interpretati rispettivamente da Sverrir Gudnason e Shia LaBeouf.      

Figlio di immigrati italiani, Nick Bollettieri ha oggi ottantacinque anni, è un’autentica leggenda vivente, visto che nelle sue mani sono passati i più grandi campioni di tennis, come Agassi, Courier, Becker,  Rios, Sampras, e anche campionesse donne come Capriati, Janković, Hingis, Seles, Šarapova, Venus e Serena Williams. All’inizio del film Bollettieri fa i conti e con sana presunzione afferma che i suoi campioni sono stati ben 186, aggiungendo che se qualcuno non ci crede può controllare sulle statistiche e sui documenti ufficiali.

Bollettieri, guidato nelle interviste da Jason Kohn, si mette a nudo, affrontando temi che riguardano anche la sua vita privata, le sue scelte personali, gli otto matrimoni, il dissesto finanziario e la rottura con suo figlio. A fargli da contrappunto o da sostenitori ci sono molti dei suoi collaboratori e alcuni dei suoi campioni, come Courier. Manca però la testimonianza di Andre Agassi, continuamente citato nella maggior parte del film, ma che ha deciso di non rilasciare dichiarazioni e non farsi filmare. Il rapporto conflittuale tra Bollettieri e Agassi è comunque ampiamente descritto nel libro Open, scritto dallo stesso tennista.

Love Means Zero, la recensione

Jason Kohn, autore di altri documentari come Manda Bala (Send a Bullet) e di un episodio della serie tv  Signal, alterna saggiamente e con grande mestiere le testimonianze con il materiali di repertorio, con molte sequenze inedite che riprendono gli atleti giovanissimi, agli albori della propria carriera. Ricostruisce quanto avvenuto nella famosa “Nick Bollettieri Tennis Academy” in Florida, dove le promesse del tennis venivano ospitate e addestrate quasi come in un accademia militare, condividendo vita, studi e allenamenti; condizione ideale per la nascita di grandi amicizie, di gelosie, di delusioni e attriti, che poi si sarebbero trascinati e trasformati nel corso di impegnative carriere sportive.

Kohn cerca di sottolineare nel suo percorso di inchiesta soprattutto quanto il prezzo del successo possa condizionare la propria vita e anche quella altrui.

Love Means Zero è un ottimo documentario, che rispetta perfettamente le regole narrative del reportage, senza però mai inventare, andare oltre, o provare a differenziarsi da un prodotto che sembra confezionato esclusivamente per appassionati di tennis.