NO – i giorni dell’arcobaleno – recensione

no - i giorni dell'arcobaleno La democrazia è il più alto e nobile concetto del nostro Occidente, studiato e teorizzato da filosofi e politici di ogni tempo. Ma in casi d’emergenza, è necessario strapparla dall’iperuranio platonico in cui giace cristallizzata e maneggiarla per quello che è: un’idea come le altre.

Siamo nel 1988, e il dittatore cileno Pinochet è spinto dall’opinione internazionale a indire un referendum popolare per legittimare e protrarre il suo governo. Si può facilmente indovinare che il ruolo dell’opposizione in un regime militare non sia esattamente un gioco da ragazzi, soprattutto se lo spazio televisivo concesso ai partiti sostenitori del NO consiste in soli 15 minuti notturni. Nella rassegnata credenza che il Paese abbia bisogno di “un atto divino”, nessun contestatore ritiene davvero possibile la vittoria; l’occasione di questo referendum truffa viene colta così per piangersi addosso e creare per lo più consapevolezza intorno ai crimini di un uomo troppo potente per essere spazzato via.

no - i giorni dell'arcobaleno posterA volte però, basta un solo (insospettabile) uomo per cambiare le carte in tavola. La campagna per i NO viene infatti affidata a René Saavedra (Gael Garcìa Benal), giovane e audace pubblicitario al servizio delle grandi multinazionali, figlio proprio di quello sviluppo economico neoliberista operato dallo stesso Pinoche. Egli è convinto che il Cile possa essere liberato più che dalla Provvidenza, dalla speranza per il futuro e dalla voglia di voltare pagina. Per riuscire in questo positivo messaggio di cambiamento, bisogna dunque osare e superare gli austeri metodi di comunicazione della sinistra tradizionale, dal momento che che il suo prodotto “non vende”.

La gente è spaventata, e non ne vuole sapere di denunce, desaparecidos e torture; se non si offrono prospettive a persone umili e poco istruite, queste preferiranno sempre lo status quo, per quanto penoso e castrante. Il prodotto d’eccezione da promuovere, la democrazia, deve avere in sé i colori dell’arcobaleno, i balli di gruppo e delle canzoni piene di allegria. Qualcosa che somigli a uno spot della Coca Cola: la televisione si mette così  al servizio di una rivoluzione pacifica e consapevole.

L’avvincente sceneggiatura di Pedro Peirano ci proietta in ogni istante nella geniale mente di Saavedra, che sfida l’establishment elaborando una strategia tanto rischiosa quanto accattivante; e non possiamo che esultare per il risultato finale, come lui increduli e con le lacrime agli occhi.

Tratto dall’opera teatrale “The Referendum” di Antonio Skarmeta, NO – i giorni dell’arcobaleno è l’insolito e originale racconto di un favoloso momento di svolta per il Cile, paese che il regista Pablo Larraìn dimostra ancora una volta di amare visceralmente.

La sua coraggiosa operazione è quella di girare con macchine da presa analogiche del 1983 per fondere senza scarti visivi i filmati d’archivio con le riprese del film. L’effetto è sorprendentemente riuscito, tanto che allo spettatore pare di essere immerso in un autentico e prezioso documento originale.

La sensazione di entusiasmo che trasuda da questa pellicola è straordinaria, e si può solo sorridere al pensiero che un jingle semplice e sincero quale: “Cile, la alegria ya viene” sia riuscito a scuotere un popolo intero.