Per chi non sapesse che si tratta dell’adattamento di un romanzo preesistente, sicuramente la notizia di un Orgoglio e Pregiudizio ambientato in un’Apocalisse Zombie farebbe storcere il naso. Ebbene, c’è invece qualcuno che ha avuto l’idea quando gli zombie non erano così mainstream e ha scritto proprio Orgoglio e Pregiudizio e Zombie, una riscrittura in chiave horror del romanzo più famoso e amato di Jane Austen, in cui le signorine Bennet, guidate dalla caparbia Elizabeth, se la vedono non solo con la ricerca di un marito, ma anche con la lotta quotidiana contro gli zombie.

Seth Grahame-Smith, autore anche di Abramo Lincoln cacciatore di Vampiri, ha messo mano al classico della Austen e ha realizzato un romanzo dal gusto composito, con chiaro amore per l’horror e lo splatter, ma senza accantonare la serietà e le romanticherie senza tempo caratteristiche delle storie della scrittrice inglese.

Il film, dal titolo PPZ – Pride and Prejudice and Zombies, è una fedele riproposizione del romanzo, con parentesi di zombie e ammazzamenti vari tra un dialogo austeniano e l’altro. Ebbene il mix tra i due generi, che poteva (parzialmente) funzionare sulla carta, si rivela piuttosto tiepido sul grande schermo. Tutta la prima parte del film riprende a grandi linee la storia originale con non-morti che spuntano qua e la mentre per la seconda parte la storia assume delle svolte originali che avrebbero meritato più attenzione.

Nella mancata scelta di toni risiede però la più grande pecca di un film che anche se intrattiene per buona parte, si rivela una messa in ridicolo sia delle storie di zombie propriamente dette, sia di una delle migliori storie d’amore mai raccontate dalla letteratura, quella tra il Colonnello Darcy e Lizzie Bennet.

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I giovani protagonisti trovano però la loro dignità nei protagonisti, in particolar modo in Lily James, Sam Riley e Matt Smith, che interpretano rispettivamente Lizzie, Darcy e il Pastore Collins. Le scenette buffe, fedeli al romanzo del 1813, sono i momenti più gustosi del film, che in vero si trascina piuttosto stancamente. La sensazione, soprattutto nel finale, è quella di un’operazione frettolosa che ha furia di chiudersi proprio quando il gioco si fa interessante e la trama si slega dall’originale, assumendo una sembianza particolare.

Il gusto steampunk dei costumi e la bellezza delle protagoniste conferiscono al film la dignità sufficiente per farsi guardare, ma l’idea generale è quella di un’occasione persa. Un divertissement, come vuole essere la maggior parte del cinema in fondo, che però non sfrutta le potenzialità trash dell’accoppiata di partenza.