razzabastardaRoman (Alessandro Gassman), straniero nella sua casa, si è piegato al clichè dell’extracomunitario criminale e senza scrupoli, uno di quelli di cui devi avere paura, se ti dovesse capitare di incontrarlo per strada. Roman è uno dei mille che non ce l’ha fatta come avrebbe voluto, che ha sbagliato, ma che l’ha fatto per una causa che ha un nome e un volto preciso, quello di Nicu (Giovanni Anzaldo), suo figlio.

Alla sua prima regia cinematografica, Gassman adatta al grande schermo la pièce teatrale Roman e il suo cucciolo, portata in scena da lui stesso con grande riscontro di pubblico e critica, che è tratta a sua volta dalla pièce Cuba and his Teddy Bear di Reinaldo Povod. Sin dal primo fotogramma ci accorgiamo della presenza di un’impronta registica molto decisa: per raccontare una storia reale come quella di Roman, Gassman sceglie il bianco e nero.

Una precisa scelta stilistica che non passa certo inosservata neanche agli occhi dello spettatore occasionale e che si rivela particolarmente azzeccata: l’irrealismo della fotografia, paradossalmente, riesce a imprimere con più forza, negli occhi di chi guarda, il senso della realtà della storia che si sta svolgendo, coadiuvata dalla ricerca minuziosa della verosimiglianza che contraddistingue i personaggi e i luoghi in cui questi agiscono.

razzabastarda posterGassman non porta al cinema una versione edulcorata della realtà, anzi, fa uso intelligente dello stereotipo, giocandoci e portandolo ai limiti del grottesco, sollecitando lo spirito critico dello spettatore, abbracciando i lati più comici e quelli struggenti della storia che racconta. Cura con estrema attenzione i personaggi, dandogli dei connotati ben precisi: ognuno di loro arriva da un posto diverso, si porta dietro un bagaglio socioculturale estremamente personale, ma trova nell’altro – nel ‘diverso’- qualcosa di sé, scoprendo la fondamentale uguaglianza di ogni essere umano.

Tutto il film si concentra su una linea narrativa abbastanza univoca: Nicu, figlio di un immigrato, Italiano di fatto, ma Rumeno per la legge, si trova a vivere in una realtà che lo costringe a nascondere la sua identità, vittima degli stereotipi e di una società che, nel terzo millennio, si scopre ancora fortemente retrograda e diffidente.Ben recitato (superba la prova di Gassman e di Giovanni Anzaldo) e costruito in modo quasi ineccepibile, sembra però soffrire di una sceneggiatura che finisce per essere leggermente ridondante, a causa di una durata forse eccessiva.

Presentato lo scorso novembre al Festival del Cinema di Roma, dove aveva ricevuto una menzione speciale dalla Giuria internazionale, Razzabastarda è un’opera prima che ci fa ben sperare sui prossimi lavori di Gassman. Patrocinato da Amnesty International, il film che si è egregiamente messo al servizio della sensibilizzazione per la lotta sui diritti umani, sarà nelle sale italiane a partire dal 18 aprile.