In Il fondamentalista riluttante le manifestazioni che vedono coinvolti gli studenti fondamentalisti islamici sono in aumento ed al centro del movimento c’è il professore Changez Khan (Riz Ahmed). Che organizza il sequestro di un suo collega americano facendo precipitare la situazione.
Successivamente Khan accetta di farsi intervistare dal giornalista americano Bobby Lincoln (Liev Schreiber) al quale vuole raccontare la propria vita dal principio, sia nel campo della finanza, che nella relazione con Erica, fotografa (Kate Hudson). La sua vita sembra essere completa ma l’11 settembre 2001 cambia tutto. Proverà direttamente l’odio e il pregiudizio che l’attentato ha portato con sé e inevitabilmente tutto questo lo cambierà, mettendo sempre la propria identità con ciò che esso realmente è, diventando così un fondamentalista poiché perennemente costretto a sceglie tra l’amore e l’odio.
Il fondamentalista riluttante: il film
Il fondamentalista riluttante gioca sull’intreccio temporale, proponendo nella contemporaneità l’incontro tra Changez e Bobby spunto da cui prenderà piede la storia di Changez dove egli racconta il suo sogno americano e di riscatto. Nato da una famiglia benestante ma con dei problemi economici la sua voglia di vincere nella vita lo porta a impegnarsi negli studi e nelle attività che gravitano intorno a Princeton in maniera tale da poter realizzare i suoi obiettivi lavorativi. Nei raccordi il film procede quasi sempre con il voice over del protagonista, che con metafore e parallelismi sposa l’immagine che la camera a mano di Mira Nair immortala contrapponendo le splendide vedute che offrono i piani vertiginosi dei grattacieli di New York ai colori caldi di città caotiche e religiose come Lahore.

Nelle linee rimangono il cast americano, costituito da Liev Schreiber, poco presente in scena ma realistico nei punti chiave e Kate Hudson a tratti commovente nel ruolo di Erica ma poco convincente nel ruolo della fidanzata e distante dalla parte cruciale della storia.
Mira Nair, ha proposto un buon film che nel finale, abbastanza aperto, lascia ampio campo alle riflessioni con i relativi “se” e “ma” del caso che accompagnano lo spettatore fino all’uscita dalla sala.
