Quattro storie di quattro vigneti italiani in Piemonte, Emilia Romagna, Marche e Toscana, gestiti da diverse persone che hanno fatto la stessa scelta: “resistere” alle leggi internazionali sull’agricoltura e continuare a produrre dei vini “naturali”, contro il sistema politico-economico.

Quattro vigneti presi a modello, che rappresentano simbolicamente tutti quei vigneti dei contadini che hanno fatto una scelta del genere. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non si tratta di persone che decidono di “stare sulla terra” perché ignoranti e senza alternativa, ma per una precisa scelta, che la cultura può solo arricchire ulteriormente. E, come sottolinea anche Nossiter stesso, non siamo di fronte a gente anti-tecnologica, ma a persone che rispettano il passato, non perché vogliono viverci dentro, ma perché lo prendono a modello e tradizione, per attivare e raggiungere il progresso. Accanto a tutto questo trova spazio materiale di repertorio, da spezzoni di film italiani a documentari, ancora per mettere in risalto un passato come tradizione e da tenere in considerazione per il futuro. Nel film, è presente infatti Gianluca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, famosa soprattutto per i suoi restauri cinematografici.
Nossiter compie anche delle scelte registiche, tagli di montaggio, zoom, inquadrature diverse: quella che potrebbe apparire come una semplice chiacchierata, diventa un film a tutti gli effetti, che però non ha la volontà di documentare il più possibile, ma di mettere ancora le parole al centro, aprire gli occhi e creare un canale di confronto e discussione. L’interesse ed il fascino maggiori sono dati proprio dai suoi protagonisti, perché Resistenza Naturale racconta delle storie che, poi, sono delle vite.
