Runner Runner

Quando il gioco d’azzardo diventa un argomento inflazionato e le possibilità di parlarne in modo ancora diverso e, allo stesso tempo, convincente sono pericolosamente vicine al nulla, allora vuol dire che è arrivato il momento di cambiare argomento! Runner Runner!

 

In Runner Runner dopo il crollo del mercato di Wall Street, Richie Furst (Justin Timberlake), un giovane con grande acume per gli affari, è costretto a ricominciare da zero: inizia a studiare senza sosta a Princeton e, per pagarsi la retta, mette in piedi un circuito di gioco d’azzardo online all’interno dell’università. Quando anche questo lucroso progetto va in fumo a causa di un sito di scommesse che lo ha raggirato, Richie parte senza troppe esitazioni per la Costa Rica, per affrontare direttamente il pezzo grosso del business del gioco d’azzardo online: Ivan Block (Ben Affleck). Tuttavia, in Costa Rica, Richie ottiene molto più di quello che aveva sperato: Block diviene il suo mentore e lo introduce alla bella vita, quella dai soldi facili e qualche affare sporco di poco conto.

Runner Runner trova il suo punto debole nella scrittura. Chiudendo anche un occhio sulla trama già vista, sui clichè del ragazzo brillante costretto ad immischiarsi in affari loschi per permettersi gli studi, quello del mentore che apre tutte le porte del paradiso, mentre prenota i biglietti per l’inferno e del triangolo con la ‘donna del capo’; volendo anche godere del minimo intrattenimento con poche pretese, non si riesce comunque a trovare in Runner Runner una minima dose di coinvolgimento che possa spingere lo spettatore a godere della visione del film.

Non c’è suspense, non c’è contrasto, non c’è emozione, non c’è verve, non ci sono dialoghi brillanti, non c’è neanche l’emozione per la più banale storia d’amore perché tutto è approssimativo, senza la minima cura del dettaglio. La visione del film procede senza infamia e senza lode, con un susseguirsi di luoghi comuni che sembrano voler bastare a se stessi, senza necessità di dare coesione ad una storia che non può certo reggersi solo sui personaggi canonici del film di genere. Gli sceneggiatori hanno purtroppo dato un po’ per scontato le dinamiche drammaturgiche, lasciando il da fare a personaggi che nella migliore delle ipotesi sono poco più che abbozzati.

Curioso come Ben Affleck, fresco di Oscar con il suo Argo non si sia accorto della cantonata a cui andava incontro accettando il copione, di profilo talmente basso da non poter neanche giudicare le performance degli attori, che, fossero stati dei volti sconosciuti, non avrebbero tolto nulla al film.