Tre anni dopo la trasferta newyorkese, pagata la tassa alla popolarità di Melissa Barrera e Jenna Ortega, Scream 7 trova nuovi motivi per convincere gli antichi adepti e gli scettici di ultima generazione a partecipare a un rito che si perpetua dal 1996. E che stavolta si replica forte di un team che torna a contare sulla presenza di Courteney Cox e Neve Campbell (sanata la questione economica che aveva spinto la produzione a tagliarla dal sesto), ma soprattutto su quella di Kevin Williamson, storico creatore dell’originale e qui – per la prima volta – dietro la macchina da presa come regista di un horror dove ombre e traumi fanno più paura degli assassini in tunica e coltello.
La trama di Scream 7
Lo scenario è quello classico – anche se siamo a Pine Grove, 150 miglia a est della cara vecchia Woodsboro – e la vita scorre placida nella famiglia Evans, nonostante le ansie che ancora angosciano Sidney e che la rendono particolarmente apprensiva nei confronti della figlia Tatum (Isabel May). Il rischio che la ragazza potrebbe rivivere l’incubo che ha segnato la sua adolescenza diventa reale quando riceve una chiamata che non avrebbe mai immaginato e un assassino mascherato da Ghostface sembra aver scelto proprio la cittadina in cui vive per scatenare un bagno di sangue.
Coraggiosi quanto incoscienti, Tatum e i suoi amici sono al centro della nuova ondata di omicidi, quando in sostegno della vecchia amica arriva al momento giusto la combattiva ‘dea ex machina’ Gale Weathers (Courteney Cox), insieme ai sopravvissuti Chad e Mindy Meeks-Martin (Mason Gooding e Jasmin Savoy Brown). Ma nessuno è al sicuro e tutti potrebbero essere sospettati in questo gioco di ruoli nel quale ognuno dovrà affrontare i propri mostri e dimostrarsi in grado di distingere la realtà dalla finzione, prima di pagarne le conseguenze.
Niente crisi del settimo Scream
Diventa sempre più difficile affrontare un nuovo capitolo di una saga che va avanti da 30 anni, nella quale i personaggi principali sono sempre gli stessi (salvo assenti giustificati) e il mostro di turno continua a tornare uguale a sé stesso, come il peggior Michael Myers, eppure c’è un sottile piacere nel farlo, nel contare quante delle famose ‘regole’ siano state infrante o rispettate, o nell’elencare i sospettati uccisi. E anche questo Scream 7 non fa eccezione. Anzi, c’è qualcosa di rassicurante nel ritrovare Sidney e Gale, come quelle cugine che sei abituato a prendere in giro, ma non vorresti mai che mancassero alla cena di Natale.
È un gioco che conosciamo, quello di insinuare dubbi e alternare (false) certezze, ma stavolta la – piuttosto superficiale e ‘obbligata’ – citazione della tanto di moda ‘AI’ apre le porte a un discorso più ampio su una delle ansie contemporanee più discusse: la manipolabilità dei fatti. Immagini, video, notizie, dichiarazioni, cosa è reale? Di chi possiamo fidarci? Un dilemma che molti sembrano aver risolto credendo a tutto, senza filtri – soluzione che i nostri eroi non possono permettersi (ma siamo tutti in pericolo) – e che il film rende centrale. Anche popolando le scene, in interni e in esterni, con le suggestive e inquietanti apparizioni di ombre e silhouette.
I fantasmi di oggi, i traumi di ieri
Ma più delle ‘presenze’ che perseguitano la vittima di turno, al centro di tutto ci sono i fantasmi del passato, i traumi irrisolti di Sidney. Per una volta, il rapporto madre-figlia introduce un livello psicologico che forse è il vero plus del film, tanto più all’interno di una saga alla quale sono sempre state richieste principalmente coerenza interna e continuità, con buona pace di verosimiglianza ed equilibrio.
Stavolta, invece, al di là del più classico passaggio di testimone (ché altri ne avevamo visti, e il testimone è sempre tornato nelle mani di Sidney) c’è una elaborazione a lungo evitata, che ha generato paranoia e ansia di controllo, e il più classico dei conflitti generazionali. Ma se “l’eccesso di protezione da parte dei genitori rende i figli vulnerabili“, come ammonisce il film, da spettatori le conseguenze sono interessanti.
Ghostface e gli altri mostri
Intanto, Ghostface imperversa. Sanguinario e cruento come poche altre volte. Tanto più svincolato da legami tossici di parentela e da limiti geografici, a conferma del suo ormai raggiunto status di ‘mito’. Celebrato per altro in un prologo che stavolta supera anche l’esausto meta-cinematografico per farsi reale (visto che è ambientato nella casa di Tomales, dal 2021 disponibile su AirBnb – https://www.airbnb.it/rooms/51750061) e apre un cerchio ‘museale’ e archivistico che si chiuderà nel finale, con una carrellata che completa la collezione di memorabilia del precedente film.
Anche qui, il classico auto-citazionismo però è solo uno spunto, per mettere alla berlina l’agghiacciante moda del Dark Tourism (da noi turismo dell’orrore, o tanaturismo) e forse vendicarsi di tanti imbecilli che vediamo sorridere nei selfie davanti a salme o luoghi di tragedie che ben altro rispetto meriterebbero. L’abitudine all’orrore, alla violenza sui social, all’accettazione e all’emulazione della peggior umanità sembra ricordarci che i veri mostri sono altrove, o che sotto quella maschera potrebbe esserci chiunque di noi. Anche perché a fronte di quanto detto, di un taglio molto fisico e di un aggiornamento del franchise, ormai definitivamente slegato da ogni regola, la rivelazione finale e lo svelamento del movente risultano un po’ deboli, forse condizionati dal tentativo di approfittarne per denunciare l’ennesimo problema, quello sempre più sentito nella nostra società della violenza sulle donne, alla quale Williamson sembra offrire una soluzione che rischia di tradursi in un suggerimento pericoloso.
Scream 7
Sommario
L’abitudine all’orrore, alla violenza sui social, all’accettazione e all’emulazione della peggior umanità sembra ricordarci che i veri mostri sono altrove, o che sotto quella maschera potrebbe esserci chiunque di noi.


Niente crisi del settimo Scream
Ghostface e gli altri mostri