La talentuosa Elle Fanning sfoggia un nuovo ruolo da protagonista assoluta nel film Teen Spirit – A un passo dal sogno, opera prima del regista Max Minghella. Dopo essere stata membro della giuria del Festival di Cannes 2019, la Fanning torna al cinema incarnando nuovamente, a tre anni da The Neon Demon, una giovane e ambiziosa ragazza, dove il raggiungimento del proprio obiettivo sembra coincidere con la perdita d’innocenza del personaggio. Niente horror o sangue stavolta, ma solo tanta musica pop e luci colorate per un film che sposa in pieno l’estetica del videoclip.

 

La storia segue la quotidianità della sedicenne Violet (Elle Fanning) che vive sola con sua madre in difficoltà economiche e sogna di fare la cantante. Quando scopre che sono aperte le audizioni per il talent show Teen Spirit, partecipa nella speranza che sia il punto di partenza per la sua carriera di cantante. Violet dovrà però  superare diversi ostacoli per riuscire ad arrivare in finale e vincere lo show.

È un puro film di formazione quello affrontato da Minghella, di cui è anche sceneggiatore, totalmente costruito sulla sua carismatica e bellissima protagonista. La Fanning è regina indiscussa di ogni inquadratura, e l’estetica che il regista sceglie di adottare non fa che sottolineare questo elemento. Violet è al centro di tutto, le numerose sequenze musicali sono costruite per esaltarla da ogni angolazione possibile, per sottolinearne anche la trasformazione caratteriale che da innocente ragazza di periferia la porta ad essere leonessa da palcoscenico. Minghella sa di doversi affidare ad un linguaggio giovane per attrarre la generazione a cui il film si rivolge, ed è così che, almeno nella prima parte, il film sembra essere quasi un lungo videoclip. La narrazione appare più diradata, lasciando spazio ai desideri della protagonista che puntualmente si infrangono contro la realtà che vive ogni giorno. C’è tutto in queste prime sequenze, e la musica accompagna le immagini arricchendole di valore, concretizzando una messa in scena che riesce a stimolare visivamente lo spettatore.

È quando lentamente si entra nel vivo della narrazione, quando Violet viene selezionata per il concorso, che il linguaggio cambia, assumendo forme più canoniche e svelando così i fino ad ora solo sospettati problemi del film. Venendo a mancare una forma accattivante, ma che giustamente non poteva reggere l’intero film, si evidenziano delle costruzioni di sceneggiatura troppo elementari, che sembrano portare ai risvolti successivi quasi per caso. Una formula che a lungo andare frena il ritmo del film e lo rende meno interessante. Sempre più sembrerà infatti di trovarsi dinanzi ad una versione teen di A Star Is Born, dove però manca un’idea di regia forte che possa portare ad una messa in scena in grado di far brillare il film di una propria originalità, cosa che invece sembra essere concessa solo alla sua protagonista.

Il film di Minghella finisce così per lasciare in sospeso numerosi fattori, dove a potersi affermare sono solo Elle Fanning e l’energica musica, non originale, che la accompagna. È da sottolineare come pur mancando di originalità, il regista scelga di non giudicare mai i suoi personaggi, seguendoli nei loro sbagli e nei loro successi. Probabilmente la critica è rivolta maggiormente al mondo dei talent e al modo in cui sembrano corrompere i giovanissimi partecipanti, sempre più avidi di successo, tuttavia un terzo atto frettoloso impedisce una vera e propria riflessione a riguardo, rendendo perfino incerto il punto di vista dell’autore.