Teenage Sex and Death at Camp Miasma, recensione: ho visto lo slasher brillare

La regista statunitense gioca ancora una volta con i codici dell'horror, questa volta decostruendo il sottogenere slasher in maniera inedita

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Dopo lo splendido Ho visto la TV brillare (presentato al Sundance e a Berlino), Jane Schoenbrun porta per la prima volta un film al Festival di Cannes. Teenage Sex and Death at Camp Miasma, questo il titolo, ha aperto uno dei concorsi paralleli a quello ufficiale, Un Certain Regard, dedicato ad opere più “piccole”, indipendenti, che spesso fanno conoscere per la prima volta giovani talenti.

Non che Schoenbrun abbia bisogno di presentazione – negli Stati Uniti è uno dei nomi che più si sta facendo notare per talento ed estro creativo nel genere horror – ma vederla portare a un Festival europeo questa sua nuova prova registica è senz’altro elettrizzante.

Una piccola morte al giorno…

Kris (Hannah Einbider) è una giovane e promettente regista che viene ingaggiata per rilanciare il franchise horror Camp Miasma, di cui è fan sfegatata. Il suo lavoro si concentra sulle problematiche di genere all’interno dello slasher, ed è il nome perfetto per poterlo ripulire dai tratti transfobici di cui si è macchiato. I produttori vogliono volti freschi e un pizzico di ritorno al passato – senza esagerare – quanto basta per assicurarsi parte del pubblico fidelizzato: una comparsata della star del primo capitolo Billy Preston (Gillian Anderson) potrebbe essere assicurata. Hannah parte per incontrarla e scopre che vive isolata nel vecchio camp che aveva fatto da sfondo alle riprese del film da cui tutto ha avuto inizio. Conoscendo questa Norma Desmond, la giovane protagonista arriverà dritta al cuore del franchise di cui si appresta a diventare nuova madre, esplorandolo come mai prima d’ora.

Come in ogni franchise slasher che si rispetti, al centro di Camp Miasma c’è un killer: si chiama Little Death (Piccola Morte), vive sul fondo del lago e ritorna ciclicamente a uccidere i ragazzini che campeggiano sul posto, memore dei bulletti che lo avevano fatto soffrire in tenera età, vessandolo per la sua inclinazione a vestirsi alcuni giorni da ragazzo e altri da ragazza. Ha la testa coperta da una scatola a forma di proiettore cinematografico – e che richiama in parte la conformazione dei mostri di Silent Hill.

Teenage Sex and Death at Camp Miasma Still_2_©MUBI

Se diventa troppo reale, puoi sempre stoppare

Quello imbastito da Teenage Sex and Death at Camp Miasma è un gioco che si avvia e procede con la giusta attitudine, e che deve esistere all’interno del luogo che ci permette di riscoprirci potenziali vittime, ragazzini sul punto di perdere la verginità, in cui è possibile dare forma concreta allo sguardo di paura e terrore, di morte imminente, che abita i protagonisti degli slasher. Ma il sottogenere è soprattutto un viaggio personale, di scoperta di noi stessi e dei nostri corpi – “flesh and fluids”, carne e fluidi, sono al centro di questi film, come ricorderà Billy. Una ragazza che si identifica con il suo lavoro e non sa raccontarsi al di fuori di questo, può finalmente soddisfare la sua fantasia più grande, riscoprirsi attraverso i codici che tanto ha amato e studiato, dando libero sfogo a ogni inclinazione e desiderio nascosto.

Al largo l’accademismo, il rimanere chiusi troppo nella propria mente, libero spazio al rilascio emotivo e corporeo, all’esperienza in prima persona dell’avventura orrorifica e ad alto tasso di adrenalina che caratterizza l’arco di tante final girls e protagonisti che abbiamo amato. Guardarsi dall’esterno, sentirsi due in uno: cosa significa vivere in questo modo, tra due storie differenti, provando a costruirne una mettendo mano sul montaggio della propria vita. Forse siamo tutti film, sul fondo di un lago, pronti ad essere guardati.

La final girl, dopo aver preso pieno possesso di sé e dei suoi istinti, può finalmente permettersi di camminare, e anche di non essere più da sola. Perchè lo slasher, sembra dirci Schoenbrun, è un viaggio condiviso, fatto di carne, sangue e piccole morti che possono solo esistere senza biforcazioni, dietro l’occhio della paura che nasconde un’emozione incontenibile.

Teenage Sex and Death at Camp Miasma
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Sommario

Jane Schoenbrun diverte, emoziona e commuove con una originalissima decostruzione dello slasher, continuando a interrogarsi su percezione del corpo e identità di genere.

Agnese Albertini
Agnese Albertini
Nata nel 1999, Agnese Albertini è giornalista e critica cinematografica per Cinefilos.it, Best Movie e CinemaSerieTv.it. Laureata in Lingue e Letterature straniere all’Università di Bologna, dal 2022 scrive articoli, news, interviste in inglese e crea contenuti per i social.

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