The Duke con Jim Broadbent

Il regista Roger Michell, noto ai più per l’iconica commedia romantica Notting Hill, ha presentato nella sezione Fuori Concorso della 77ª Mostra d’arte cinematografica di Venezia, il suo ultimo lavoro The Duke.

Commedia in puro stile british racconta la storia vera di Kempton Bunton, anziano di Newcastle che nel 1961 fu coinvolto nel furto di un dipinto di Francisco Goya alla National Gallery di Londra; unico furto nella storia ai danni della celeberrima galleria. Il dipinto in questione è un ritratto del duca di Wellington, da qui il titolo del film.

The Duke, tratto da una storia vera

Il furto è in realtà un pretesto per mostrare al pubblico la storia del protagonista, un buono, che con i suoi metodi stravaganti si è sempre esposto per il bene comune confidando nella reciproca solidarietà tra gli esseri umani. L’uomo della porta accanto, il vicino che chiede in prestito una cosa, sempre per aiutare qualcuno che ha più bisogno.

Curioso a tal proposito, nell’ambito della programmazione festivaliera, come l’eccentrico e altruista Bunton di The Duke sia stato presentato lo stesso giorno del documentario dedicato a Greta Thunberg. Lontani anni luce, i due, hanno in comune il voler migliorare una situazione e la caparbietà per riuscire ad ottenerlo.

Il cast di The Duke

Nel ruolo del protagonista Jim Broadbent, che con il suo inconfondibile stile ci regala una performance da manuale, affiancato da un cast stellare tra cui si distinguono: Helen Mirren, Fionn Whitehead e Matthew Goode. La Mirren si conferma ancora una volta una punta di diamante del cinema britannico, nel ruolo della moglie, apparentemente secondario, ci regala nelle scene a due con Broadbent i momenti più irriverenti del film. Fionn Whitehead, conosciuto per il ruolo da protagonista in Dunkirk di Christopher Nolan, interpreta uno dei figli della coppia, l’unico che vive ancora con loro. Devoto al padre avrà un ruolo decisamente cruciale. Come cruciale e carismatico è l’avvocato interpretato da Goode che sceglierà di assistere un uomo, agli occhi di tutti, indifendibile.

Orfano del suo cast nella prima veneziana, anche Jim Broadbent era misteriosamente assente alla proiezione in Sala Grande, dopo aver presenziato alla conferenza stampa tenutasi nel pomeriggio; The Duke è uno di quei film che risplende di luce propria senza bisogno di lustrini per attirare l’attenzione. Conquista il pubblico che in film come questo riscopre il piacere di tornare al cinema. Una storia vera raccontata bene, con quel pizzico di humor raffinato e freddure pungenti che non possono che innescare una sonora risata.

Un racconto ironico e raffinato

La regia si mette al servizio della storia, anche se non mancano i virtuosismi. In particolare la scena del furto viene narrata attraverso un controcampo di sguardi. Gli sguardi sospettosi, espressivi ed enigmatici dei ritratti che circondano quello del duca, e anche qui l’ironia irrompe, una mano porta via il Goya e, dietro, sullo sfondo, appare in risalto L’Urlo di Edvard Munch. Ciò che appare statico diventa dinamismo narrativo grazie al montaggio. A tal proposito risultano molto convincenti anche le scene d’archivio della Londra degli anni Sessanta mescolate al nuovo girato.

The Duke, senza essere retorico e struggente, tocca molti temi importanti come il senso di colpa, il lutto e l’assenza di dialogo nelle coppie. Punto di forza del film resta però soprattutto il protagonista di cui verrebbe voglia di sapere di più, magari leggendo una delle sue tante opere per cui “ Shakespeare dovrebbe cominciare a preoccuparsi”.