the front runner

Film di apertura di questo 36° Torino Film Festival è The Front Runner, con Hugh Jackman e Vera Farmiga, che racconta la vicenda che vide protagonista il senatore americano Gary Hart.

Candidato democratico alla presidenza, Hart vide sfumare qualsiasi possibilità di vittoria quando trapelò sui giornali la notizia di una sua ipotetica relazione extraconiugale con la modella Donna Rice Hughes. Per la prima volta il gossip sulla vita privata dei politici occupò le prime pagine dei giornali.

The Front Runner tratto da una storia vera

The Front Runner – Il vizio del potere è la versione cinematografica del regista Jason Reitman ed è tratto dal romanzo del 2014, All the Truth Is Out, di Matt Bai. Reitman, che ha introdotto il film in sala durante la cerimonia di apertura a Torino, racconta una storia diversa dai suoi precedenti lavori. Il film è una riflessione intensa su moralità e giornalismo, il declino pubblico di un uomo, Gary Hart, e della sua corsa alla Casa Bianca. Non solo: è un punto di vista insolito sul rapporto tra vita pubblica e l’erosione del concetto di privacy, attraverso una storia che forse non era nota ai più, e che rende questo lavoro -sicuramente nulla di nuovo rispetto ai classici racconti attorno agli scivoloni di uomini politici- godibile al pubblico.

Quanto la vita di un uomo di successo possa essere compromessa da una debolezza, amplificata dai media, e quanto le conseguenze possano influenzare il corso degli eventi, e addirittura della storia di un paese?

The Front Runner: Il Vizio Del Potere

Reitman apre la kermesse di Torino con un film ‘scolastico’: pochi fronzoli, molta attenzione sui fatti storici, attraverso sale e ambienti ricostruiti in maniera impeccabile. La pellicola però ha un ritmo altalenante: momenti di alta tensione sono poi smorzati da cali di alcune dinamiche narrative che rallentano la fruizione.

Tutto si fa per il pubblico

Quello che resta del film di Reitman è il punto di vista: quello del pubblico, comprimario all’interno della narrazione. Tutto si fa per il pubblico: l’opinione scandisce le sue azioni per tutta la durata della pellicola fino al grande rifiuto finale. Così il film è come se avesse due anime: una prima parte in cui tutto è frenetico, in cui la corsa alla vittoria è portata con impeto sullo schermo, e il senso di tutto è una competizione a perdifiato tra chi riesce a compiacere di più.

Sul finale, Hart decide di rallentare. Ti uscire da questo meccanismo di compiacimento e di dover tutelare la propria vita, a costo di perdere tutto quello per cui ha lottato. Così la pellicola rallenta e si distende, perde in tensione e forse rotola a fatica verso un finale scontato, che poteva essere però l’unico possibile.

The Front Runne, il trailer