The Nightingale

Il concorso di Venezia 75 si infiamma di vendetta e si tinge di sangue con The Nightingale, di Jennifer Kent, unica regista donna presente nella competizione ufficiale.

The Nightingale racconta la tragica storia di Clare, una giovane deportata irlandese, costretta a sopravvivere dolorosamente in un modo degenerato, popolato da uomini ottusi, arroganti e violenti, senza alcun rispetto per le popolazioni aborigene autoctone, né per donne e bambini.

Dopo lo stupro e la brutale uccisione della figlioletta di pochi mesi e di suo marito, rimasta senza nulla e disperata, Clare si mette in viaggio attraverso le ostili foreste della Tasmania, per raggiungere un turpe ufficiale inglese, responsabile degli efferati crimini. È spinta da un incontenibile spirito di vendetta che non riesce a contenere e che aumenta di giorno in giorno, scoprendo la scia di violenza che il militare e i suoi subalterni lasciano lungo la strada. Per riuscire a non perdersi tra le foreste e soccombere nella maestosità selvaggia di quelle terre, Clare chiede aiuto a Willy, una guida aborigena, anche lui sconvolto dalla violenza folle e inaudita portata dai bianchi colonizzatori.

The Nightingale è un revenge-movie in piena regola, in stile western da terra di canguri, che riporta la mente a tante altre storie di vendetta passate sullo schermo, da Lady Vendetta a Kill Bill, o anche Uomini che odiano le donne, ma qui non è una mera ricerca di giustizia sommaria, bensì una crescita interiore dolorosa, che passa attraverso la distruzione spietata per trovare il barlume di un qualcosa che faccia ritrovare alla protagonista la forza per riuscire ad andare avanti.

Il film è pieno di momenti cruenti e di folli esplosioni di violenza. Su tutto appare insostenibile la lunga e dettagliata scena dello stupro, con la fredda uccisione della bambina. Ma è disseminato anche di tanti momenti di riflessione e di presa di coscienza, che aprono ragionamenti profondi su tematiche purtroppo estremamente attuali, come la violenza su donne e bambini, il razzismo, la sopraffazione di etnie più deboli.

Opera seconda di Jennifer Kent, dopo lo splendido e perturbante Babadook, The Nightingale conferma il talento della regista australiana, ma non convince del tutto, lasciando una sensazione di incompiutezza, di estrema prolissità e di non aver gestito al meglio l’enunciato fondamentale della narrazione. Non basta la naturalezza e la bravura della giovane protagonista Aisling Franciosi e di quella della guida aborigena Baykali Ganambarr, o anche alcuni accenni visionari, che rimandano a stilemi messi a punto nel film precedente, a elevare una vicenda, che rimane purtroppo ancorata agli stereotipi del film di genere.

Per una sicuramente motivata scelta stilistica il film è realizzato in formato 4:3, togliendo potenza alla maestosità dei paesaggi selvaggi della Tasmania e lascia intuire che un formato panoramico avrebbe sicuramente aiutato a giocare con le emozioni.

The Nightingale è un buon film western australiano, con molti sprazzi di violenza efferata, che non scontenterà certamente gli amanti del genere, ma che farà rimpiangere la visionarietà spiazzante di Babadook.