Un uomo tranquillo recensione

Terminata la trilogia di Taken, con Un uomo tranquillo, Liam Neeson torna al genere che sembra riuscirgli meglio. Eccolo dunque protagonista di un action ambientato in un’innevata cittadina del Colorado, in cerca, come sempre, di una vendetta personale. La pellicola è il remake del film del 2014 In ordine di sparizione, e per a dirigerlo è stato chiamato lo stesso regista dell’originale, Hans Petter Moland.

La vicenda del film si concentra su Nels Coxman (Liam Neeson), diligente spazzaneve della sua cittadina, dove ha vinto il premio al cittadino dell’anno per il suo impegno nel lavoro. La sua vita viene sconvolta quando il figlio viene ucciso da un potente boss della droga locale, soprannominato il Vichingo (Tom Bateman). Alimentato da bisogno di vendetta e armato di artiglieria pesante, Coxman si propone così di smantellare l’intero cartello della droga con estrema precisione.

Ancora una volta è il desiderio di vendetta a muovere il personaggio di Liam Neeson, con la differenza che il Nels Coxman di Un uomo tranquillo è del tutto lontano dal Bryan Mills di Io vi troverò. Se quest’ultimo era un ex agente segreto della CIA, qui abbiamo a che fare con un uomo comune, un semplice spazzaneve dedito al suo lavoro. È proprio per questo però, che nel momento in cui imbraccia il fucile e incarna il desiderio di giustizia, si viene attirati dalla sua natura tutt’altro che tranquilla, e dalla curiosità di scoprire in che modo costui riuscirà a raggiungere il suo obiettivo.  

Ha così inizio un film che viene scandito, come recita il titolo dell’originale norvegese, in base all’ordine di sparizione dei vari personaggi. Questa suddivisione in piccoli capitoli introduce uno degli elementi che hanno fatto la fortuna dell’originale. Benché sia identificato come un action-thriller, Un uomo tranquillo viene dotato allo stesso tempo di un umorismo che stempera la gravosità degli eventi.

L’incontro tra questi due elementi genera inizialmente uno strano effetto, che risponde ai compiti di divertire e intrattenere. A lungo andare tuttavia diventa il vero punto debole del film. Con troppa poca azione per essere un film action, e con troppo poco umorismo per essere un film comico, Un uomo tranquillo mantiene in sé queste due anime senza riuscire a conciliarle e perdendo inesorabilmente la sua direzione.

Quello che sembrava partire come un classico revenge movie, si carica progressivamente di toni, elementi e sotto-trame che distraggono lo spettatore dal vero protagonista, che allo stesso tempo sembra quasi finire in secondo piano. Moland non riesce così a replicare il successo del film originale, e nel passaggio al riadattamento americano si perdono, o non vengono valorizzati a dovere, quegli elementi che avevano invece funzionato la prima volta.

Un uomo tranquillo, il trailer