Una è stato presentato all’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma nella Selezione Ufficiale. Una Spencer è una ragazza tormentata dal passato che conduce una vita sgregolata fatta principalmente di locali notturni e incontri sessuali occasionali. Un giorno Una si presenta senza preavviso sul posto di lavoro di Ray Brooks, un uomo più grande di lei, con il quale la giovane chiede insistentemente di poter parlare. A pochi minuti dal loro incontro verrà a galla una verità inconfessabile che minaccia di mandare in pezzi la vita di Ray.

 

Adattamento cinematografico dello spettacolo teatrale di David Harrower (autore anche della sceneggiatura del film), Una è un dramma che scuote il senso del pudore dello spettatore, mettendolo a disagio nello scandagliare l’intimità di una storia d’amore inconcepibile per la morale comune.

Il regista australiano Benedict Andrews debutta alla regia di un lungometraggio costruendo un’opera in parte influenzata dal materiale di partenza nella sua impostazione teatrale, dove i luoghi si trasformano in spazi poetici capaci di evocare l’intensità claustrofobica di un incubo dal quale i due protagonisti non riescono a liberarsi.

Una recensione del film con Rooney Mara

Andrews cattura le contraddizioni e le afflizioni in un testa a testa tra vittima e carnefice sottile ed ambiguo, fino a spingere il pubblico a provare un’inquieta e nervosa complicità nei confronti di un amore malato che ha distrutto per sempre – anche se in maniera diversa – la vita di entrambi. Il posto di lavoro di Ray diventa il luogo ideale in cui desiderio, abuso, colpa e necessità si legano indissolubili, un vero e proprio purgatorio in cui gli ambienti freddi e anonimi sono in meraviglioso contrasto con le violente e furiose emozioni provate dai personaggi.

una

Rooney Mara è assolutamente perfetta (anche fisicamente) nel ruolo di Una, donna instabile, dedita alla ricerca spasmodica di vendetta e redenzione, che si fa portatrice di un dolore interiore (ed esteriore) che le impedisce di voltare pagina. Ben Mendelsohn è torbido e magnetico, ottimo contraltare in una storia dove la fisicità degli attori – inclusi i loro sguardi – gioca un ruolo fondamentale ai fini della reale comprensione di un dramma del dolore che lascia tutti emotivamente indifesi, dentro e fuori lo schermo.

È qui allora che risiede la potenza devastante e inoppugnabile di Una: nella capacità di renderci testimoni instabili e mutevoli di una storia controversa e problematica, di spingerci nella sua contrapposizione tra passato e presente a simpatizzare con il diavolo senza imporci realmente verso chi schierarsi. Il labirinto oscuro e inquietante nel quale si ritrovano Una e Ray è lo stesso che imprigiona lo spettatore messo di fronte all’inconcepibile, prima di uscirne scosso, travolto, eppure inspiegabilmente affascinato.