vivere che rischio recensione

Si intitola Vivere, che rischio il documentario che Michele Mellara e Alessandro Rossi hanno dedicato alla vita e all’operato di Cesare Maltoni, uno dei più brillanti scienziati di questo secolo: un pioniere nell’ambito della cancerogenesi ambientale e industriale, della prevenzione oncologica, della chemio prevenzione. Un uomo di scienza noto in tutto il mondo e dalle cui ricerche si è stabilita una prassi e una metodologia scientifica ancora oggi insuperata.

 

I due registi adottano il racconto in prima persona, utilizzando una voce fuori campo, che si fa portavoce di Maltoni stesso, e così facendo conferiscono una certa vitalità al prodotto e innescano un rapporto di fiducia con lo spettatore che è invitato ad entrare nella storia, proprio dal tono colloquiale e diretto che assume il voice over.

Il ritratto che ne viene fuori è quello di uno scienziato instancabile, curioso e moderno, che si scontra contro un sistema rigoroso e passatista per portare alla luce le sue scoperte e soprattutto la sua ricerca sul cancro. Un pioniere della biologia, dunque, più noto all’estero che nel nostro Paese, e la cui figura questo documentario potrebbe aiutare a sdoganare anche tra gli italiani che, ignari, tanto gli devono.

Vivere, che rischio racconta la vita di un pioniere

È stato infatti lui a mettere a punto l’ormai comunissimo pap test per la prevenzione del tumore al collo dell’utero, un controllo preventivo che è diventato routine ma che per prendere piede ha dovuto affrontare pregiudizi, timori, mentalità, tutti muri contrari affinché tale pratica venisse applicata. Soprattutto, Maltoni si è battuto perché il concetto di prevenzione venisse applicato proprio alle malattie come il cancro, da cui la sua battaglia per rendere accessibili gli screening periodici (tra cui il pap test, appunto).

Suo grande merito, e punto nevralgico del documentario, è il lavoro di Cesare Maltoni contro le industrie e la scoperta della cancerosità di sostanze utilizzate nell’industria e a cui l’uomo cominciava ad essere esposto per via del progresso industriale. Tra questi materiali dannosi c’è l’amianto, ad esempio, che come sappiamo rilascia nel corso di diverse decadi il suo potenziale mortale.

Una vita da scienziato che però non era chiuso tra le pareti del suo laboratorio. Maltoni è stato un uomo curioso e avventato che non ha mai voltato le spalle a un principio o ad una causa se questa poteva portare beneficio ad un paziente. E questa sua passione per il lavoro si riversava anche in una condotta tumultuosa per quello che riguarda la vita privata, aspetto che pure il documentario affronta.

Cesare Maltoni, affamato di verità

Il ritratto che i registi scelgono di dipingere e che sembra essere molto vicino alla verità, stando alle numerose testimonianze dirette raccolte nel film, è quello di un uomo diretto e ligio, passionale ma devoto al suo lavoro, soprattutto devoto alla parte umana da curare e preservare da malattie che si sono palesate e trasformate con il cambiamento e la modernizzazione della vita dell’uomo, un campo inesplorato in cui Cesare Maltoni ha fatto scuola.

Vivere, che rischio racconta di un uomo difensore del diritto pubblico alla salute, coraggioso pioniere nella ricerca sulla sostanze chimiche e inquinanti dannose per la salute, promotore di screening importantissimi come il pap test e creatore del primo hospice in Italia per l’assistenza ai pazienti con cancro in fase avanzata. Uno scienziato che ha precorso i tempi, un uomo eccezionale che ha lottato per la difesa della salute pubblica e dell’ambiente con tutte le sue straordinarie capacità.

Vivere, che rischio è prodotto con il supporto di Istituto Ramazzini, in associazione con I Wonder Pictures, in collaborazione con RAI Cinema e con il contributo di MIBAC (Direzione generale Cinema), Fondo Audiovisivo della Regione Emilia Romagna. Il documentario è stato inoltre insignito di numerosi premi, tra cui il Premio del pubblico, Storie italiane (2019), al Biografilm Festival di Bologna.