Onda su onda recensione del film di e con Rocco Papaleo

133
CONDIVIDI

onda su ondaViaggio, cambiamento, catarsi, questi i temi cari al cinema di Rocco Papaleo. Così anche Onda su onda, il suo terzo lavoro da regista, dove ritrova Alessandro Gassmann, già in Basilicata coast to coast. Se lì i protagonisti viaggiavano attraverso una terra nota ma da riscoprire, qui si approda in un luogo lontano e quasi sconosciuto: l’Uruguay.

Due uomini diversissimi: un eccentrico cantante in disarmo, Gegè Cristofori (Rocco Papaleo), e un cuoco solitario, Ruggero (Alessandro Gassmann), si incontrano su una nave diretta a Montevideo. Sono destinati ad affrontare insieme un’avventura che cambierà la loro vita, complice una giovane uruguayana, Gilda (Luz Cipriota), organizzatrice del concerto che dovrebbe rilanciare la carriera di Gegè. Un’istintiva antipatia reciproca si trasformerà così in una stravagante amicizia.

Una commedia tra reale e surreale, tra divertimento e malinconia, che ha il suo punto di forza nei due protagonisti e nella loro interazione comica. È questa a dare ritmo e vivacità al film, soprattutto nella prima parte e nel finale, dove la vicenda si scioglie passando con leggerezza anche sui risvolti amari. Inoltre, il personaggio di Gegè, meglio delineato rispetto agli altri, offre possibilità interpretative più ampie a Papaleo, facendo del cantante in cerca di un tardivo riscatto in Uruguay, un efficace concentrato di italianità. Esilarante anche Massimiliano Gallo nel ruolo del comandante De Lorenzo.

Nella parte centrale, invece, il film lascia più distanti. Il susseguirsi degli eventi appare meccanico proprio laddove ci si aspetterebbe di essere coinvolti dallo spessore dei personaggi, di approfondire il loro vissuto. La figura di Ruggero resta in buona parte enigmatica, sul suo passato aleggia il mistero oltre i titoli di coda. Anche Gilda finisce per essere un personaggio bidimensionale. Ciò contraddice l’impostazione stessa del film – costruito sui protagonisti e sulle loro vicende personali – ne circoscrive il perimetro agli aspetti più immediati, rocamboleschi e comici e gli impedisce di avere maggior respiro.Onda su onda

Per quel che riguarda l’ambientazione, mentre in Basilicata coast to coast si (ri)scopriva una terra dal punto di vista naturalistico, ma c’era anche l’interazione con i suoi abitanti, con lo spirito del luogo, qui manca un vero contatto col contesto sociale uruguayano, che resta sullo sfondo, mostrato in rare sequenze con toni surreali o da macchietta.

La fotografia esalta la poeticità del mare e delle spiagge, insieme all’atmosfera decadente di una città fatta di edifici eterogenei, ultramoderni e coloniali.

Onda su onda riesce ad essere nel complesso piacevole, se lo spettatore si lascia trasportare dall’idea del viaggio e dalla musica, sempre fondamentale nei film di Papaleo – anche la band è sulla scena – e si accontenta di solcare con leggerezza le onde, di contemplare tramonti e sabbie bianche senza pretendere nulla più di quanto appare in superficie.

Commenti

commenti