28 anni dopo: il finale della trilogia ottiene una finestra temporale per l’inizio delle riprese

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L’universo post-apocalittico di 28 anni dopo continuerà ufficialmente, ma i fan dovranno aspettare ancora prima di vedere partire la produzione del capitolo conclusivo della trilogia. Il regista Danny Boyle ha infatti confermato che il prossimo film entrerà in lavorazione soltanto nel 2027, dopo alcuni rinvii legati alle esigenze produttive e ambientali del progetto.

Parlando con JoBlo, Boyle ha spiegato che l’idea iniziale era girare il film già quest’anno, ma le particolari location britanniche scelte per la storia hanno costretto la produzione a rallentare. “Abbiamo esaurito il tempo a disposizione. Questo perché l’ambientazione è in una zona della Gran Bretagna dove si può girare solo in determinati periodi dell’anno. Quest’anno abbiamo esaurito il tempo a disposizione – l’abbiamo letteralmente esaurito… Quindi, se tutto va bene, incrociamo le dita, sarà per il prossimo anno. Ma l’entusiasmo c’è, e Alex Garland ha scritto una sceneggiatura meravigliosa.

La notizia dimostra quanto il team creativo voglia mantenere un forte controllo autoriale sulla saga iniziata nel 2002 con 28 giorni dopo. In un panorama dominato da franchise costruiti in tempi rapidissimi, Boyle e Garland sembrano intenzionati a preservare l’identità atmosferica e politica che ha sempre distinto la serie dal resto dell’horror contemporaneo.

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Alex Garland prepara la conclusione della trilogia iniziata con 28 anni dopo

Il nuovo corso inaugurato da 28 anni dopo punta infatti a espandere il mondo devastato dal virus della Rabbia senza perdere il tono realistico e disperato dei film originali. Il primo capitolo del franchise, uscito nel 2002, aveva ridefinito il cinema zombie moderno grazie alla regia nervosa di Boyle e alla scrittura sociale di Garland, trasformando infetti velocissimi e collasso civile in metafora politica del Regno Unito contemporaneo.

Con 28 anni dopo, diretto da Juan Carlos Fresnadillo, la saga aveva ampliato la scala del contagio mostrando il tentativo fallito di ricostruzione europea. Ora, con 28 anni dopo, l’obiettivo sembra ancora più ambizioso: raccontare una società cresciuta dentro l’apocalisse, dove il virus non è più soltanto una minaccia biologica ma una condizione culturale e generazionale.

Il fatto che Boyle parli già apertamente di “conclusione della trilogia” suggerisce inoltre che Garland abbia costruito un arco narrativo preciso e non una semplice continuazione seriale. La scelta di attendere il momento giusto per girare conferma questa direzione: il paesaggio britannico, elemento centrale dell’identità visiva della saga, continuerà ad avere un ruolo narrativo fondamentale.

C’è poi un altro aspetto interessante. Negli ultimi anni Garland ha progressivamente spostato il suo cinema verso riflessioni sempre più pessimistiche sulla società contemporanea, come dimostrano Civil War e Men. È possibile che il capitolo finale di 28 anni dopo utilizzi l’horror infettivo per affrontare temi ancora più esplicitamente politici, trasformando il virus in simbolo definitivo di isolamento, tribalismo e collasso delle istituzioni.

Se così fosse, la trilogia potrebbe chiudersi non soltanto come saga horror, ma come uno dei grandi racconti britannici sul XXI secolo.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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