Disclosure Day: ecco perché gli alieni del film hanno l’aspetto “classico” che tutti conosciamo

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Uno degli aspetti più discussi di Disclosure Day riguarda proprio il design degli extraterrestri mostrati nel film. Steven Spielberg e lo sceneggiatore David Koepp avrebbero potuto reinventare completamente l’immagine degli alieni, ma hanno scelto una strada diversa: utilizzare volutamente l’iconografia più famosa associata agli UFO e agli incontri ravvicinati.

In diverse scene del film, gli alieni appaiono con caratteristiche immediatamente riconoscibili: testa sproporzionata, grandi occhi neri, pelle grigiastra, corpo esile e dita allungate. Un’immagine che richiama direttamente decenni di racconti, teorie e presunti avvistamenti legati alla cultura ufologica moderna. Secondo Koepp, questa scelta non è stata casuale, ma rappresenta uno dei principi fondamentali alla base dell’intero progetto.

Parlando del film, lo sceneggiatore ha spiegato che lui e Spielberg volevano rispettare ciò che definisce una vera e propria “memoria culturale” collettiva sugli alieni. L’obiettivo non era ribaltare le convinzioni del pubblico o proporre una nuova interpretazione degli extraterrestri, ma costruire una storia che partisse dall’idea opposta: e se tutto ciò che l’umanità ha immaginato per decenni fosse realmente accaduto?

Credo che questo fosse importante sia per Steven che per me. Steven ha detto per primo: «Voglio rispettare la tradizione popolare che circola. C’è una memoria collettiva su come stanno le cose e su cosa potrebbe essere successo. E non voglio andare contro tutto questo». E io ho interpretato quelle parole nel senso che non stiamo realizzando un film che affermi che tutto ciò che avete sempre pensato è sbagliato. Stiamo realizzando un film che dice che tutto ciò che avete sempre pensato è giusto e che ci sono prove abbondanti a sostegno di ciò. E questa era la differenza. Penso che avremmo potuto inventarci un sacco di cose che non hanno alcun fondamento nella tradizione o nella memoria culturale e sperare che diventassero una nuova memoria. Ma abbiamo pensato che non si trattasse davvero di ridefinire quella storia. Si tratta di riconoscere il fatto che per 79 anni sono successe un sacco di cose di cui non ci è stato detto nulla.

Spielberg trasforma Disclosure Day in una riflessione sul mito moderno degli UFO

Steven Spielberg sul set di DISCLOSURE DAY
© Universal Studios.

La rivelazione più interessante non riguarda soltanto l’aspetto degli alieni, ma l’intera filosofia narrativa del film. A differenza di molte opere di fantascienza contemporanee che cercano di sorprendere il pubblico con creature radicalmente nuove, Disclosure Day sceglie di abbracciare apertamente il mito degli UFO così come si è sviluppato nella cultura popolare dagli anni Quaranta in poi.

Questa scelta spiega anche perché il film non approfondisca molti aspetti legati agli extraterrestri. Le loro tecnologie, la telepatia, l’invisibilità e persino le motivazioni della loro presenza sulla Terra restano volutamente avvolte nel mistero. Spielberg e Koepp sembrano più interessati alle conseguenze che una simile rivelazione avrebbe sull’umanità che non a fornire spiegazioni dettagliate sul funzionamento della civiltà aliena.

In quest’ottica, Disclosure Day si collega idealmente ai grandi classici fantascientifici di Spielberg, da Incontri ravvicinati del terzo tipo a E.T., dove il contatto con l’ignoto diventa soprattutto uno strumento per riflettere sugli esseri umani. Anche qui il vero centro della storia non sono gli alieni, ma personaggi come Margaret Fairchild (Emily Blunt) e Daniel Kellner (Josh O’Connor), chiamati a confrontarsi con una verità capace di cambiare il destino del mondo.

La scelta sembra aver convinto sia la critica sia il pubblico. Con un debutto globale da quasi 93 milioni di dollari e recensioni generalmente positive, Disclosure Day sta confermando che il ritorno di Spielberg alla fantascienza continua a esercitare un fascino particolare sugli spettatori. E forse proprio la decisione di non reinventare gli alieni, ma di trasformarli nel simbolo di una memoria collettiva condivisa, rappresenta uno degli elementi più originali del film.

Redazione
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