Il nuovo Resident Evil diretto da Zach Cregger promette di rompere con il passato della saga cinematografica. Il regista ha rivelato che il reboot non seguirà gli iconici protagonisti dei videogiochi di Capcom, ma introdurrà personaggi completamente inediti. Al centro della storia ci sarà Bryan, interpretato da Austin Abrams, un uomo comune catapultato in un incubo che non è minimamente preparato ad affrontare.
In un’intervista concessa a Empire, Cregger ha spiegato che la sua idea nasce dalla volontà di riportare il franchise alle sensazioni provate dai giocatori nei primi capitoli della serie. Per descrivere il protagonista ha scelto un paragone sorprendente, accostandolo a Frodo Baggins de Il Signore degli Anelli: “L’idea è quella di seguire un incapace. Non perché sia stupido, ma perché non è il classico protagonista dei videogiochi: non ha alcuna abilità nel combattimento ed è completamente impreparato a sopravvivere. Bryan è una persona qualunque che si ritrova investita di una sorta di missione sacra destinata a portarlo nel cuore dell’orrore. È un po’ come Frodo che parte per Mordor.”
Le dichiarazioni chiariscono immediatamente la direzione del progetto. Il nuovo Resident Evil non cercherà di competere con i blockbuster ricchi di esplosioni e combattimenti spettacolari, ma punterà sulla vulnerabilità del protagonista e sulla tensione costante, elementi che hanno reso celebri i videogiochi originali.
GUARDA ANCHE: Resident Evil: il trailer del nuovo reboot diretto da Zach Cregger
Un protagonista inesperto per riportare Resident Evil alle sue radici horror
La scelta di affidare il film a un personaggio privo di qualsiasi addestramento rappresenta una netta inversione di rotta rispetto alle precedenti trasposizioni cinematografiche. Negli ultimi anni il pubblico è stato abituato a figure come Leon S. Kennedy, Jill Valentine o Chris Redfield, combattenti capaci di affrontare orde di creature mutanti con esperienza militare e sangue freddo.
Il Bryan immaginato da Zach Cregger si colloca invece all’estremo opposto. Non sa usare le armi, non possiede competenze di sopravvivenza e affronta il contagio e i mostri dell’universo di Resident Evil con lo stesso spaesamento dello spettatore. Una prospettiva che potrebbe aumentare notevolmente il senso di pericolo e recuperare quel clima di vulnerabilità che caratterizzava i primi videogiochi di Capcom.
Il regista ha inoltre spiegato che il suo obiettivo è riprodurre sul grande schermo la tensione crescente tipica della serie videoludica, privilegiando risorse limitate, paura e suspense rispetto all’azione spettacolare. È una filosofia che si allontana sia dai film con Milla Jovovich sia dalle altre recenti trasposizioni live-action, spesso orientate verso un approccio più adrenalinico.
Se questa scelta si rivelerà vincente lo dirà il pubblico, ma l’impressione è che il reboot voglia recuperare l’identità survival horror che ha trasformato Resident Evil in uno dei franchise più influenti della storia dei videogiochi. Dopo anni di adattamenti che hanno privilegiato l’azione, il ritorno a un protagonista fragile e imprevedibile potrebbe rappresentare la svolta che molti fan chiedevano da tempo.
LEGGI ANCHE: Resident Evil: il nuovo film può essere il migliore di sempre (ma non per la storia)
