Il progetto cinematografico su Rey, ambientato dopo L’Ascesa di Skywalker, è stato uno dei tentativi più ambiziosi e al tempo stesso più travagliati della nuova fase di Star Wars. Ora Damon Lindelof ha finalmente raccontato perché la sua versione del film è stata accantonata, offrendo uno sguardo diretto sulle difficoltà creative che hanno bloccato lo sviluppo.
Durante un intervento a The Ringer-Verse, Lindelof ha confermato di essere stato allontanato dal progetto che avrebbe dovuto riportare Daisy Ridley nei panni di Rey quindici anni dopo gli eventi della trilogia sequel. Il concept iniziale, sviluppato insieme a Justin Britt-Gibson, prevedeva una storia che affrontava esplicitamente il conflitto tra “nostalgia” e “revisione” all’interno della stessa narrazione. L’idea, secondo lo sceneggiatore, era quella di mettere in scena una sorta di “Riforma protestante” interna a Star Wars, dove le tensioni tra passato e futuro diventavano parte integrante del racconto.
Tuttavia, questo approccio si è rivelato troppo complesso da tradurre in una struttura narrativa efficace. Lindelof ha ammesso che la sceneggiatura faticava a trovare un equilibrio tra tono, eredità della trilogia sequel e nuova direzione del personaggio, fino al punto in cui il progetto è stato riassegnato ad altri autori e progressivamente rimaneggiato.
La vicenda non è solo un retroscena produttivo, ma rivela un problema più ampio: la difficoltà di Star Wars nel ridefinire il proprio centro narrativo dopo la saga degli Skywalker, senza trasformare ogni nuovo progetto in una riflessione autoreferenziale sul proprio passato.
Rey e il problema del post-Skywalker: tra eredità, fandom e identità del franchise
Il film su Rey nasceva proprio da questa tensione irrisolta. Da un lato l’esigenza di riportare la protagonista della trilogia sequel al centro della narrazione; dall’altro la necessità di definire cosa sia diventato Star Wars in assenza della famiglia Skywalker come asse portante.
Lindelof aveva tentato di trasformare questa incertezza in tema narrativo, costruendo un film che riflettesse sul conflitto tra innovazione e nostalgia — due forze che da anni dividono il fandom della saga. Ma proprio questa scelta metanarrativa ha contribuito a rendere il progetto difficile da sviluppare in modo lineare.
Dopo il suo allontanamento, il film ha continuato a cambiare direzione: prima con Steven Knight, poi con George Nolfi, mentre la regia è rimasta affidata a Sharmeen Obaid-Chinoy. Una rotazione creativa che evidenzia quanto il progetto sia ancora alla ricerca di una forma definitiva.
Nel frattempo, l’universo cinematografico di Star Wars si prepara a ripartire con The Mandalorian & Grogu e con il film Starfighter previsto per il 2027, segno che Lucasfilm sta cercando nuovi punti di equilibrio tra espansione seriale e ritorno al cinema.
