Taron Egerton sorprende in Apex, il nuovo thriller survival Netflix, con una performance che il regista Baltasar Kormákur paragona apertamente a quella di Jack Nicholson in Shining. Un confronto pesante, che definisce subito il tono del film: disturbante, imprevedibile e centrato su un antagonista psicologicamente instabile.
In Apex, Charlize Theron interpreta Sasha, una scalatrice che si ritrova improvvisamente preda del personaggio di Egerton, trasformando un’esperienza nella natura in una lotta per la sopravvivenza. In un’intervista a ScreenRant, Kormákur ha spiegato che il personaggio è stato costruito in modo radicalmente diverso rispetto alla sceneggiatura iniziale, lasciando grande libertà all’attore per esplorare il lato più inquietante e “scomodo” della sua interpretazione. Il risultato è una figura volutamente difficile da decifrare, che trascina lo spettatore nella sua psicologia.
Questo approccio segna una svolta importante nella carriera di Egerton. Dopo ruoli più carismatici e “controllati” in film come Rocketman o la saga Kingsman: The Secret Service, l’attore abbandona la comfort zone per incarnare un antagonista puro, disturbante e quasi astratto. Il riferimento a Nicholson non è solo estetico: riguarda l’effetto sul pubblico, quel senso di disagio iniziale che nasce quando un personaggio sfugge a ogni logica prevedibile. È una scelta che punta a ridefinire la percezione dell’attore e a posizionarlo in territori più oscuri e complessi.
Un villain “interno”: Apex ridefinisce il thriller survival contemporaneo
Il lavoro su Apex si inserisce nella tradizione del cinema survival già esplorata da Kormákur con film come Everest, ma introduce una variazione decisiva: il pericolo non è solo ambientale, ma profondamente umano e psicologico. Il personaggio di Egerton non è un semplice antagonista, ma una presenza instabile che evolve scena dopo scena, costruita anche attraverso improvvisazione e sperimentazione sul set.
Questo tipo di costruzione richiama modelli iconici del thriller psicologico — da Jack Torrance in The Shining fino ad Hannibal Lecter — ma li rielabora in chiave contemporanea, dove il confine tra vittima e predatore si gioca anche sul piano emotivo. La scelta di permettere all’attore di “trovare” il personaggio durante le riprese rafforza questa dimensione: il villain non è definito a priori, ma emerge progressivamente.
Per Netflix, Apex rappresenta anche un tentativo di elevare il thriller mainstream attraverso performance attoriali più radicali e regie orientate alla sperimentazione. Se il risultato manterrà le promesse, il film potrebbe segnare un punto di svolta sia per Egerton — finalmente lontano dai ruoli più convenzionali — sia per il genere, riportando al centro il valore disturbante della performance.
