Il film live-action di Watch Dogs torna a far parlare di sé dopo mesi di silenzio, grazie alle dichiarazioni dell’attore Tom Blyth, che ha anticipato il tono e le ambizioni del progetto. La notizia è rilevante perché suggerisce un adattamento meno “videoludico” e più politico, capace di riflettere sul presente digitale, ma allo stesso tempo evidenzia le incertezze produttive che ancora circondano il film.
Intervistato da ScreenRant, Blyth ha spiegato l’approccio della sceneggiatura: “Penso che il modo in cui hanno scritto lo script… anche se non sono particolarmente un gamer, conoscevo i giochi. Li hanno presi e li hanno trasformati in qualcosa che parla del mondo in cui viviamo oggi. Posso dire che il film smonta davvero questo mondo in cui viviamo, cioè questo contesto online, i pericoli del fatto che tutto sia interconnesso, proprio come fanno i giochi.”
Il cast include anche Sophie Wilde e Markella Kavenagh, mentre la regia è affidata a Mathieu Turi. Il progetto, prodotto da Ubisoft, ha già completato le riprese nel 2024, ma è passato attraverso reshoot significativi nel 2025 e non ha ancora una data di uscita ufficiale.
Questo quadro produttivo solleva più di una perplessità: un film già girato, ma ancora senza un montaggio definitivo, è spesso indicatore di difficoltà creative o strategiche. A ciò si aggiunge il momento incerto del franchise stesso, fermo dopo Watch Dogs: Legion e coinvolto nella riorganizzazione interna di Ubisoft. Il rischio concreto è che il film perda il supporto industriale necessario o venga dirottato direttamente verso lo streaming, ridimensionandone l’impatto.
LEGGI ANCHE: Watch Dog: Tom Blyth conferma che il film sarà diverso dal videogioco
Un adattamento che abbandona il protagonista iconico per raccontare un sistema globale
A differenza dei capitoli videoludici — da Watch Dogs con Aiden Pearce fino a Watch Dogs 2 con Marcus Holloway — il film sembra puntare su una narrazione più corale e meno legata a un singolo hacker. L’indicazione fornita da Blyth è chiara: il focus non è il personaggio, ma il sistema.
Questa scelta potrebbe rivelarsi coerente con l’evoluzione del franchise, soprattutto dopo Legion, che aveva già sperimentato una struttura senza protagonista fisso. In chiave cinematografica, però, implica una sfida: trasformare un universo basato sull’interattività e sulla libertà del giocatore in una storia lineare capace di mantenere tensione e coinvolgimento.
Dal punto di vista tematico, l’idea di “smontare il mondo interconnesso” apre a una lettura più adulta e contemporanea, in linea con il filone techno-thriller alla The Social Network o con le derive più distopiche del cinema recente. Se riuscirà a evitare l’effetto didascalico, il film potrebbe intercettare una sensibilità attuale legata a sorveglianza, identità digitale e controllo dei dati.
Resta però un nodo centrale: senza una forte identità narrativa e con un franchise videoludico in pausa, il film rischia di arrivare fuori tempo massimo. Il risultato finale dipenderà dalla capacità di trasformare un brand in crisi in un racconto autonomo e rilevante, anziché in un semplice adattamento tardivo.

