Parasite: 10 ingenuità narrative nel capolavoro di Bong Joon-ho

Nonostante sia riconosciuto come uno dei migliori film del 2019, anche Parasite presenta alcune ingenuità narrative. Scoprite quali sono.

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Parasite è stato universalmente riconosciuto come il miglior film del 2019. Questa intricata black comedy diretta dal visionario regista Bong Joon-ho racconta sostanzialmente della lotta di classe, un tema che non riguarda soltanto la Corea del Sud (il paese originario di Joon-ho), ma che può tranquillamente assumere contorni e sfumature universali.

Nonostante gli innumerevoli pregi del film (candidato a sei premi Oscar), è innegabile che ci siano anche dei piccoli impercettibili difetti, come ad esempio della ingenuità narrative chiaramente visibili nella storia. Abbiamo provato a scovarle e le abbiamo raccolti di seguito, fornendo anche una possibile spiegazione:

9Il metodo di insegnamento di Ki-Jeong

 

Nel film, seguento il suggerimento di Ki-woo, Ki-jeong si finge un’insegnante di arteterapia di nome Jessica, laureata all’Università dell’Illinois. Se all’inizio Yeong-gyo appare preoccupata su come “Jessica” possa insegnare a Da-song, vediamo che la ragazza riesce ad educarlo con particolare finezza.

Ki-jeong ha studiato tramite alcune ricerche sull’arteterapia effettuate su Google per riuscire a controllare in maniera efficace il ragazzino turbolento e a non destare sospetti da parte della madre. Riuscire nell’impresa dopo aver appreso dal web determinate nozioni appare alquanto improbabile; tuttavia, potrebbe essere stata proprio il carattere rigido e impassibile di Ki-jeong ad aver avuto il maggior impatto su Da-song, portando così ai risultati sperati.