Il Giustiziere Sfida la Città

Il Giustiziere Sfida la Città è l’ennesima pellicola, datata 1975, che vede la collaborazione all’apparenza inossidabile tra Tomas Milian e Umberto Lenzi fiorire e far presagire nuove, interessanti, svolte professionali, almeno fino all’anno 1977, che ha portato alla crisi irreversibile tra i due.

Per una volta Milian non interpreta il classico bandito, malavitoso, personaggio “nero” senza scrupoli che tanto sembra attrarlo- almeno, prima della svolta “cialtrona” e bonaria dall’altro lato della barricata col personaggio del Maresciallo Giraldi- anzi, qui si cala nei panni alla Bronson di un giustiziere civile: come ne Il Giustiziere della Notte Charles Bronson vendicava soprusi e angherie nella metropoli violenta, anche Milian qui si cala nei panni di Rambo- nomen omen- ex delinquente, tornato a Milano dopo anni di peregrinazioni in giro per il mondo; qui ritrova l’amico Pino Scalia, che cerca di convincerlo ad entrare nell’agenzia di vigilanza privata con la quale collabora da tempo. Ma Rambo è restio, anche se accetta di appoggiare l’indagine dell’amico volta alla cattura della gang del boss Conti, accusato di aver sequestrato il figlioletto di un ricco industriale. Ma Scalia pesta i piedi alle persone sbagliate, e paga con la vita la sua curiosità: adesso spetta a Rambo fare giustizia privata sgominando Conti e i suoi uomini, adesso alleati con il suo vecchio boss, Don Paternò.

 

Lenzi trasferisce i suoi vertiginosi inseguimenti dalla tangenziale di Roma alle strade dell’interland milanese, tra la nebbia e la foschia; le auto non sono più le protagoniste, a spadroneggiare stavolta è una rombante moto, il cavallo nero sul quale si muove Rambo, una sorta di emulo degli eroi pallidi e schivi protagonisti delle epopee western. Il personaggio di Milian è un cavaliere pallido dei giorni nostri, votato al bene ma dotato di una morale ambigua che lo spinge ad usare mezzi poco ortodossi per garantire l’ordine cosmico- e l’equilibrio- nella metropoli, vessata dalla violenza. I “cattivi” sono crudeli e senza sfumature, bidimensionali nella loro malvagità, e lo spettatore non può far altro che tifare per l’anti eroe protagonista, emblema sfuggente di una nuova concezione del bene.

Milian, messi da parte il trucco e il parrucco che da sempre ne mascheravano la fisionomia, stavolta si riappropria della sua fisicità e di una serietà priva di sfaccettature sardoniche e ciniche, come invece accadeva in altre pellicole e con altri personaggi. Rambo, pur essendo doppiato dall’immancabile Ferruccio Amendola, non ha delle particolari inflessioni dialettali e non sciorina battute taglianti al limite del turpiloquio; l’archetipo al quale si rifà è quello dell’eroe da western metropolitano che non ha più niente da perdere, pronto a difendere i diritti dei più deboli contro le angherie dei malvagi; non a caso, infatti, il film può essere letto come un remake- in chiave poliziottesca- dell’immortale capolavoro di Sergio Leone Per un Pugno di Dollari.

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Ex bambina prodigio come Shirley Temple, col tempo si è guastata con la crescita e ha perso i boccoli biondi, sostituiti dall'immancabile pixie/ bob alternativo castano rossiccio. Ventiquattro anni, di cui una decina abbondanti passati a scrivere e ad imbrattare sudate carte. Collabora felicemente con Cinefilos.it dal 2011, facendo ciò che ama di più: parlare di cinema e assistere ai buffet delle anteprime. Passa senza sosta dal cinema, al teatro, alla narrativa. Logorroica, cinica ed ironica, continuerà a fare danni, almeno finché non si ritirerà su uno sperduto atollo della Florida a pescare aragoste, bere rum e fumare sigari come Hemingway, magari in compagnia di Michael Fassbender e Jake Gyllenhaal.