Lady in the Water film

Lady in the Water è il film del 2006 diretto da M. Night Shyamalan e con protagonisti Paul Giamatti, Bryce Dallas Howard, Freddy Rodriguez, Jeffrey Wright, Bob Babalan e M. Night Shyamalan.

 

Lady in the Water, la trama: La vita fin troppo tranquilla di Cleveland, custode di un condominio di Filadelfia (Paul Giamatti), viene sconvolta dall’incontro con Story, un Narf, ossia una ninfa acquatica mandata nella nostra dimensione con lo scopo di trasmettere a uno scrittore un  messaggio, essenziale per completare un suo libro, destinato ad essere un testo fondamentale nella formazione di un futuro leader; il suo tentativo è però ostacolato da uno Scrunt, una creatura simile ad un lupo, dotato della  capacità  di mimetizzarsi.

Aiutato da un’anziana inquilina cinese, che ben conosce i miti legati alle Narf, Cleveland raccoglie attorno a sé vari inquilini del condominio, ognuno con un compito specifico, per aiutare la ninfa nella sua missione: la Narf riuscirà a comunicare allo scrittore (interpretato dallo stesso regista) il messaggio, e Cleveland organizzerà una festa nella piscina condominiale come diversivo per permettere alla ninfa di tornare nel suo mondo, fuggendo dalle grinfie dello Scrunt. Lo stratagemma però fallisce, perché il protagonista ha sbagliato clamorosamente nell’assegnare i vari ‘ruoli’ nella vicenda.

Lady in the Water, l’analisi

Analisi: Lady in the water è probabilmente stato il film più sfortunato di M. Night Shyamalan: costato 75 milioni di dollari, si è rivelato un fiasco al botteghino ed è stato bersagliato dalla critica, finendo per ricevere vari premi per i ben poco ambiti Razzie Award; un colossale insuccesso che, in parte, ha ridimensionato la carriera del regista indiano, che a quei tempi godeva ancora del credito conquistato col Sesto senso ed era reduce dal tutto sommato non pessimo The Village. In seguito, Shyamalan si è dedicato al catastrofico-naturalistico E venne il giorno e all’animato L’ultimo dominatore dell’aria, mentre per il 2013 è previsto il post-apocalittico After Earth.

Tuttavia, più che un fiasco, Lady in the water appare piuttosto un film almeno in parte incompreso: forse il nocciolo della questione sta nel costo di un film che poi sullo schermo non sembrava aver mantenuto quanto promesso in termini di budget.

In realtà il film costituisce una singolare variazione sul tema della ‘compagnia’ di estrazione fantasy, formata da vari personaggi che finiscono per concorrere a uno scopo comune. Probabilmente a lasciare insoddisfatti critica e pubblico è stata soprattutto la staticità dell’ambientazione: invece che il classico ‘viaggio’, tutto si risolve nel microcosmo del condominio, fatto di ambienti spesso angusti, che trasmettono una costante sensazione di lieve claustrofobia, complici anche atmosfere sempre piuttosto buie.

Paul Giamatti svolge abilmente il compito in interpretare  l’uomo comune che coinvolto in una storia più grande di lui, è portato erroneamente a pensare di esserne il fulcro, subendone le conseguenze, mentre la Bryce Dallas Howard (già vista in The Villane), qui sfrutta pienamente la sua bellezza diafana, efficacemente messa al servizio di un personaggio ‘sfuggente’ come quello di una ninfa.

Del cast fanno parte anche Freddy Rodriguez, reduce dal discreto successo ottenuto con la partecipazione alla serie Six Fee Under (e che in seguito farà parte del cast di Grindhouse – Planet Terror) e il giovanissimo Noah Gray-Cabey, che poi avrebbe fatto partecipato alla serie tv  Heroes.

Certo, il tema di fondo del film, la classica domanda sul ‘fine ultimo della vita’ è lontano da qualsiasi pretesa di originalità; né è nuovo il modo in cui esso viene affrontato, inserendo l’elemento di quel tanto di imprevedibilità che mette improvvisamente le persone di fronte ai loro enormi errori di valutazione.

Si tratta certo di limiti che possono lasciare interdetto lo spettatore, e d’altra parte ai tempi da Shyamalan ci si aspettava forse un film di tutt’altro profilo: tuttavia preso per ciò che è, una moderna ‘fiaba per adulti’, Lady in the water è un film in fondo godibile, per quanto forse un po’ statico, e in parte appesantito dai ritmi lenti e i colori in chiaroscuro.