Mars e Avril poster Anno: 2012

Regia: Martin Villeneuve

Cast: Jacques Languirand, Caroline Dhavernas, Paul Ahmarani, Robert Lepage, Stéphane Demers

Trama: In un mondo futuro all’alba del XXX° secolo, dove natura,scienza,musica e magia si trovano in perfetta simbiosi, l’anziano musicista Jacob Obus (Jaques Languirand) è una delle personalità più celebri e discusse del suo tempo. Egli è in grado di creare strabilianti melodie attraverso strumenti antropomorfi progettati dal fido compagno Arthr (Paul Ahmarani) e realizzati da Eugene, padre del ragazzo a metà strada fra un uomo e un ologramma. Sullo sfondo del primo viaggio dell’uomo dalla Luna a Marte, l’arrivo improvviso della giovane fotografa April (Caroline Davhetnas), mette in competizione Jacob e Arthir, fino a portarli alle soglie dell’immaginazione, in un universo dove tutto, anche i pianeti, si esprimono attraverso la musica.

Analisi: La fantascienza è forse l’unico genere narrativo in cui chiunque può dar sfogo alle proprie fantasie, un terreno a metà strada fra il sogno e una realtà anch’essa simulacro di un qualcosa che nessuno saprà mai identificare con certezza. Sembra proprio aver imparato la lezione il giovane Martin Villeneuve (fratello minore del più celebre Denis, autore de La ragazza che canta), regista canadese che con questa sua opera crea un universo talmente visionario ed estremo che pare un libro di fiabe trasportato su celluloide, dove un universo di strabilianti personaggi e ambienti pirotecnici creano una bulimia visiva tale da estasiare l’ignaro spettatore, il quale finisce col perdersi nella bellezza della visione come in un labirinto di luci e colori, mentre gli occhi si imbevono, inquadratura dopo inquadratura, di una realtà caotica e ridondante. Ci si potrebbe fermare ore solo a spulciare i singoli frames, nel tentativo di ricostruire la bizzarra flora e fauna che adornano questo fantastico mondo. Come in un cortocircuito metanarrativo, il film si dipana attraverso universi da sogno, resi grazie ad una bellissima fotografia che occhieMars e Avrilggia alla graphic novel (riprendendo fedelmente l’opera omonima illustrata dello stesso regista) e sa dosare con sapienza gli ottimi effetti speciali creati ad hoc dal celebre Carlos Monzon di Avatar, tirato in causa per creare i bellissimi ambienti ibridi tra un universo liquido e gassoso. La storia, seppur con qualche ricaduta adolescenziale (senza per latro nascondere il target di pubblico a cui aspira) finisce per essere molto più complessa di come appaia, un’opera transmediale che tira in ballo le teorie cosmologiche di Keplero, l’armonia musicale dell’universo e una sana dose di filosofia orientale riguardo al ruolo della simbiosi dell’anima., senza disdegnare nemmeno un simpatico riferimento alle teorie cospirative dei viaggi spaziali (qui riguardati Marte, come in un futuristico Capricorn One). Molti sono i riferimenti al cinema delle origini, primo fra tutti al grande Geroge Meliés, padre del cinema di finzione e primo grande visionario, a metà fra un regista ed un illusionista. Ed in effetti il film pare essere un inno all’immaginazione e alla fantasia, così come dimostrano gli strabi ed affascinati strumenti musicali di forme umane che vengono suonati da Jacob, modellati sulla base di modelle che prestano il loro corpo come fosse una cassa armonica. Il cast comprende alcuni nomi per di più sconosciti al grande pubblico, ma ben rodati nel circuito di nicchia, come quello di Jaques Languirand, celebre scrittore e commediografo canadese qui prestato ai panni del timido Obus, per non parlare di Paul Ahmarani, famoso caratterista che qui impersona il futuristico nerd Artur, personaggio ambiguo e inafferrabile (così come d’altronde tutti i personaggi appaiono dotati di una psicologia muntevelo ed appena abbozzata, impenetrabile e disorientante). Il volto forse più noto è sicuramente quello di Caroline Dhavernas (la dottoressa Lily Brenner della serie Off the Map), qui chiamata ad impersonare la romantica e camaleontica Avril, ragazza fragile e capace di un amore immenso, tanto da non poter essere contenuto in una sola persona. La grande prova a cui Villeneuve viene chiamato ha dell’incredibile: girare un film progettato per un budget di 30 milioni di dollari con meno della metà dei fondi disponibili, impiegando più di sette anni per realizzare un progetto che definire visionario è dir poco. Un’opera fortemente stratificata, ricca di suggestioni e di livelli interpretativi che possono essere apprezzati visione dopo visione, come il piacere che prova un bambino nel rileggere di nuovo il suo libro preferito o nel guardare più a fondo un magnifico disegno.

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