Due Spicci, spiegazione del finale: chi è l’assassino?

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Con Due Spicci, Zerocalcare porta ancora una volta sullo schermo un racconto che usa la comicità quotidiana e il caos romano per parlare di qualcosa di molto più doloroso: la difficoltà di diventare adulti senza sentirsi completamente sconfitti dalla vita. Dietro le gag assurde, i dialoghi nevrotici e le situazioni grottesche, la serie costruisce infatti una storia profondamente malinconica sul senso di impotenza, sulla precarietà emotiva e sulla paura di affrontare davvero le proprie responsabilità. L’arrivo di Paturnia trasforma improvvisamente questo universo apparentemente statico in qualcosa di molto più pericoloso e violento, costringendo Zero e i suoi amici a confrontarsi con conseguenze reali.

Il finale della serie è importante proprio perché rifiuta qualsiasi soluzione davvero consolatoria. Anche quando il pericolo sembra sparire, Due Spicci non suggerisce mai che i protagonisti abbiano realmente “vinto”. Paturnia muore, alcuni personaggi riescono a sopravvivere o a ricominciare altrove, ma il senso generale resta quello di persone che continuano a trascinarsi dietro fragilità, traumi e fallimenti. È una conclusione coerente con tutta la poetica di Zerocalcare: la vita non si risolve, si gestisce come si può.

Chi ha ucciso davvero Paturnia nel finale di Due Spicci

Per gran parte dell’episodio finale, la serie lascia credere che a uccidere Paturnia siano stati Carlo ed Emilio, i fratelli di Smeralda. La loro aggressività, il desiderio di vendetta nei confronti dell’uomo che abusava della sorella e la loro presenza vicino alla scena del crimine sembrano infatti suggerire una soluzione abbastanza lineare. Quando Zero e gli altri si preparano allo scontro finale, l’arrivo improvviso della polizia e il ritrovamento del corpo di Paturnia cambiano completamente il tono della scena: la guerra attesa per tutta la serie termina prima ancora di iniziare.

La rivelazione successiva è però molto più significativa. Il vero assassino è Montini, il personaggio più fragile e marginalizzato dell’intera storia. Zero lo vede con il coltello insanguinato in mano, ma inizialmente il trauma gli impedisce quasi di accettare ciò che ha visto. Questa scelta narrativa è fondamentale perché sposta il peso della violenza lontano dai personaggi “forti” e lo affida invece a qualcuno che per tutta la vita ha subito umiliazioni e soprusi. Paturnia non viene eliminato da un gangster o da un eroe vendicatore, ma da una persona spezzata psicologicamente da anni di bullismo e paura.

L’aggressione al cane Giulio rappresenta il punto di non ritorno. Quando Paturnia ferisce l’unica creatura innocente che Montini ama davvero, tutta la rabbia repressa del personaggio esplode improvvisamente. La serie suggerisce così che la violenza non nasce soltanto dalla crudeltà naturale, ma anche dall’accumulo incontrollato di umiliazione, isolamento e impotenza. Montini diventa quasi il riflesso oscuro di Zero: un uomo incapace di reagire per anni che, improvvisamente, supera il limite.

Il vero significato del finale: Zerocalcare racconta l’incapacità di crescere davvero

Due Spicci foto serie
Cortesia di Netflix

Anche se la trama criminale occupa gran parte della stagione, Due Spicci parla soprattutto di adulti che continuano a sentirsi adolescenti smarriti. Zero, Cinghiale, Sarah e Secco vivono tutti in una sorta di immobilità emotiva permanente. Nessuno di loro riesce davvero a costruire una vita stabile o a prendere decisioni definitive. Persino il personaggio dell’Armadillo, che rappresenta la coscienza interiore di Zero, continua a trasformare ogni scelta in un loop di ansia e autoanalisi.

La morte di Paturnia non libera davvero i protagonisti da questo blocco esistenziale. Zero prova immediatamente sollievo, ma anche senso di colpa per quel sollievo. È una reazione molto importante perché sintetizza perfettamente la morale della serie: non esistono vittorie pulite. Ogni soluzione lascia dietro di sé disagio, dubbi e conseguenze emotive. Anche il rapporto con Smeralda segue questa logica. I due si piacciono sinceramente, ma non riescono mai davvero a costruire qualcosa di stabile perché entrambi sono troppo danneggiati dalle proprie paure e dai propri traumi.

La serie evita volutamente il classico finale romantico rassicurante. Smeralda prova affetto per Zero, ma resta emotivamente segnata dalla relazione tossica con Paturnia. Zero, dal canto suo, continua a essere incapace di affrontare i sentimenti in modo diretto e adulto. La loro ultima interazione, fatta di ironia, cani rumorosi e possibilità solo immaginate, rappresenta perfettamente il modo in cui Zerocalcare racconta le relazioni: connessioni autentiche ma continuamente ostacolate dall’incapacità di sentirsi davvero pronti alla felicità.

Perché Montini è il personaggio più tragico della serie

Tra tutti i personaggi, Montini è probabilmente quello che incarna meglio il lato più doloroso della serie. Fin dall’inizio viene presentato come un uomo schiacciato dal passato, incapace di liberarsi delle ferite del bullismo subito durante gli anni scolastici. A differenza di Zero e dei suoi amici, che riescono almeno a sopravvivere attraverso il sarcasmo e l’ironia, Montini vive completamente isolato, senza strumenti emotivi per gestire il mondo attorno a lui.

La sua esplosione di violenza finale non viene raccontata come un momento trionfale, ma come una tragedia inevitabile. Dopo l’omicidio di Paturnia, Montini viene arrestato immediatamente e finirà probabilmente in carcere per gran parte della vita. Tuttavia la serie lascia intravedere anche una forma paradossale di liberazione. Per la prima volta, Montini smette di essere soltanto una vittima passiva. Il fatto che Zero continui a scrivergli e che la sua famiglia lo visiti suggerisce che, pur dietro le sbarre, possa finalmente esistere senza essere invisibile.

Anche Giulio assume un valore simbolico molto forte. Quando Zero decide di adottare il cane, non sta soltanto aiutando Montini: sta accettando finalmente una responsabilità concreta. È uno dei pochi momenti in cui il protagonista smette davvero di galleggiare nella propria indecisione cronica e sceglie di prendersi cura di qualcun altro.

Il finale di Cinghiale e la scena della storia spiegano il vero messaggio della serie

Due Spicci foto serie
Cortesia di Netflix

L’ultima sequenza con Cinghiale in Sud America chiarisce definitivamente il tono della serie. Anche se il personaggio riesce a fuggire da Roma e ad aprire un food truck con la famiglia, non esiste una vera sensazione di lieto fine. Cinghiale continua infatti a vivere nella paura del debito e delle conseguenze legate alla criminalità organizzata. Ancora una volta, Zerocalcare rifiuta l’idea di una conclusione completamente risolta.

La scena finale della lettura della storia diventa allora il vero manifesto della serie. Zero parla del modo in cui i bambini vedono gli adulti come figure forti e invincibili, salvo poi scoprire che gli adulti sono persone fragili, confuse e terrorizzate esattamente come loro. È probabilmente il momento più importante di Due Spicci perché sintetizza tutto il percorso dei protagonisti: crescere non significa diventare sicuri o felici, ma imparare a convivere con le proprie paure senza smettere completamente di sperare.

Ed è qui che la serie di Zerocalcare trova la sua forza più grande. Dietro il caos, il linguaggio ironico e le assurdità quotidiane, Due Spicci racconta una generazione che continua a sentirsi emotivamente precaria anche a quarant’anni. Non ci sono eroi, non ci sono vere vittorie, soltanto persone che cercano disperatamente di non affondare.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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