La seconda stagione di X-Men ’97 continua ad ampliare l’universo mutante della Marvel, dimostrando come la serie animata sia diventata molto più di un semplice omaggio al cartone degli anni Novanta. Nei primi episodi della nuova stagione non assistiamo soltanto al ritorno degli X-Men dopo gli eventi del finale precedente, ma all’esordio di due importanti squadre tratte dai fumetti: X-Force e X-Factor, entrambe destinate a cambiare gli equilibri della narrazione.
L’introduzione di questi gruppi assume un significato che va oltre la serie animata. Mentre i fan attendono il debutto ufficiale degli X-Men nel Marvel Cinematic Universe, X-Men ’97 sembra infatti anticipare un modello narrativo molto più ampio, nel quale diverse squadre mutanti convivono con missioni, ideologie e metodi profondamente differenti. Una direzione che potrebbe influenzare anche il futuro dei film Marvel dopo Avengers: Secret Wars.
Chi sono X-Force e X-Factor in X-Men ’97 e quale ruolo hanno nella seconda stagione
I primi episodi della seconda stagione riprendono direttamente il finale precedente, con gli X-Men dispersi in differenti epoche temporali mentre affrontano la minaccia di Apocalisse. In questo scenario trovano spazio due nuove organizzazioni mutanti che ampliano notevolmente il panorama della serie.
La prima è X-Force, guidata da Cable. A differenza degli X-Men tradizionali, questa squadra adotta un approccio decisamente più radicale e considera la forza letale una soluzione accettabile. La scelta di Arcangelo di uccidere War, uno dei Cavalieri di Apocalisse, rende immediatamente evidente la distanza etica che separa il gruppo dalla filosofia di Charles Xavier. Personaggi come Jubilee e Sunspot mettono apertamente in discussione questi metodi, evidenziando il conflitto morale che accompagna l’esistenza stessa della squadra.
L’altra grande novità è X-Factor, presentata come una formazione che opera con il sostegno del governo degli Stati Uniti. Sebbene il gruppo si presenti come forza di protezione, il coinvolgimento nella cattura e nella detenzione di mutanti innocenti, compresi giovani ragazzi, rende evidente l’ambiguità del suo ruolo. La serie suggerisce così che anche chi agisce nel nome della legge possa trasformarsi in uno strumento di oppressione.
Perché la presenza di più
squadre rende l’universo mutante molto più complesso
L’aspetto più interessante dell’introduzione di X-Force e X-Factor non è semplicemente l’aumento del numero di personaggi, ma il modo in cui ogni squadra rappresenta una diversa visione del rapporto tra mutanti e società. Fin dalle origini dei fumetti, gli X-Men non hanno mai costituito un blocco ideologico uniforme, e X-Men ’97 recupera proprio questa complessità.
Gli X-Men continuano a incarnare l’ideale di convivenza pacifica promosso da Xavier, mentre X-Force ritiene che la sopravvivenza richieda decisioni estreme e X-Factor accetta invece il compromesso con il potere politico. La serie mette così in scena tre differenti risposte allo stesso problema: come proteggere i mutanti in un mondo che continua a considerarli una minaccia. Non esistono soluzioni semplici, e proprio questa pluralità di prospettive rende il racconto più maturo rispetto a una tradizionale contrapposizione tra eroi e villain.
X-Men ’97 potrebbe anticipare la struttura dei futuri X-Men nel Marvel Cinematic Universe
L’espansione dell’universo mutante nella serie animata arriva in un momento particolarmente significativo per i Marvel Studios. Con gli X-Men destinati a entrare definitivamente nel Marvel Cinematic Universe dopo gli eventi di Avengers: Secret Wars, la presenza di più squadre potrebbe rappresentare un modello narrativo già in fase di sperimentazione.
Negli ultimi anni il MCU ha già dimostrato di voler superare l’idea di un unico gruppo di eroi. L’esistenza contemporanea di diverse formazioni, come gli Avengers guidati da Sam Wilson e i New Avengers, mostra una strategia orientata a costruire un universo più articolato. Applicare la stessa logica ai mutanti consentirebbe di sviluppare contemporaneamente gli X-Men classici, X-Force, X-Factor e altre squadre storiche come Excalibur o New Mutants, offrendo storie differenti ma perfettamente integrate nello stesso universo condiviso.
Il futuro dei mutanti Marvel passa da un universo condiviso, non da una sola squadra
La seconda stagione di X-Men ’97 dimostra che la ricchezza narrativa dei mutanti non dipende esclusivamente dai personaggi più celebri, ma dalla varietà delle loro ideologie e organizzazioni. L’introduzione di X-Force e X-Factor amplia il mondo degli X-Men senza disperderne l’identità, mostrando come ogni squadra possa affrontare lo stesso conflitto da prospettive completamente diverse.
Se questa impostazione verrà adottata anche nei film, il debutto degli X-Men nel MCU potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase incentrata proprio sull’universo mutante. Più che limitarsi a ricreare il team classico, Marvel avrebbe infatti l’opportunità di costruire un ecosistema di gruppi e personaggi interconnessi, capace di sostenere per molti anni le storie della prossima grande saga cinematografica.


Perché la presenza di più
squadre rende l’universo mutante molto più complesso