La terza stagione di Euphoria continua a dividere il pubblico con una delle svolte più controverse e brutali dell’intera serie. Dopo l’uscita del settimo episodio, il creatore Sam Levinson ha commentato la scena che sta facendo discutere fan e critica, spiegando perché abbia scelto di portare uno dei personaggi storici dello show verso un destino così estremo e disturbante.
La stagione finale della serie targata HBO è diventata rapidamente un fenomeno globale, raggiungendo oltre 20 milioni di spettatori nei primi giorni dal debutto. Ma insieme agli ascolti sono esplose anche le polemiche: il nuovo ciclo di episodi ha spinto ancora oltre i limiti della violenza psicologica e fisica che hanno sempre caratterizzato il mondo di Euphoria. Levinson, intervistato da Esquire, ha spiegato di voler giocare con il senso di “complicità morale” del pubblico, costringendo gli spettatori a interrogarsi sul rapporto tra giustizia, vendetta e sofferenza.
La notizia è significativa perché conferma quale sia ormai il vero obiettivo narrativo di Euphoria: non scioccare semplicemente attraverso l’eccesso, ma mettere continuamente lo spettatore in una posizione emotivamente scomoda. Levinson sembra voler trasformare la serie in una riflessione sempre più cupa sulla tossicità, sulla violenza maschile e sulle conseguenze emotive delle relazioni distruttive, anche a costo di alienare parte del pubblico storico dello show.
La stagione finale di Euphoria sta trasformando la serie in una tragedia morale
Nel corso della terza stagione, il personaggio interpretato da Jacob Elordi è stato progressivamente trascinato verso una spirale sempre più violenta e autodistruttiva. Levinson ha spiegato che il salto temporale all’età adulta era stato concepito proprio per togliere ai protagonisti quella “rete di sicurezza” tipica dell’adolescenza mostrata nelle prime due stagioni.
Il risultato è una serie molto diversa rispetto agli esordi. Se le prime stagioni di Euphoria raccontavano il caos emotivo e identitario della giovinezza, la terza sembra invece concentrarsi sulle conseguenze irreversibili delle scelte compiute dai personaggi. Anche figure come Cassie Howard, interpretata da Sydney Sweeney, o Maddie, interpretata da Alexa Demie, vengono ormai inserite in un contesto molto più tragico e disperato rispetto al passato.
Levinson ha inoltre ammesso di aver volutamente “confuso” il pubblico, mostrando negli ultimi episodi momenti di apparente vulnerabilità e umanità nei personaggi più tossici della serie. L’obiettivo era spingere gli spettatori a interrogarsi continuamente sul confine tra punizione e pietà, evitando una lettura semplicistica della giustizia narrativa.
Questa scelta sta ridefinendo completamente l’identità di Euphoria. La serie non è più soltanto un teen drama provocatorio o un racconto generazionale stilizzato, ma sembra ormai voler assumere la forma di una tragedia contemporanea, in cui ogni personaggio è inevitabilmente destinato a confrontarsi con il peso reale delle proprie azioni.


